Gli stessi romani, che pure apprezzavano il gusto della fauna ittica, non  possedendo una tradizione marinara si risolsero a costruire una sorta di vasconi ai piedi di torre Astura ( nei pressi della quale sorgevano ville residenziali del periodo imperiale). Ancora oggi, immergendosi in queste acque cristalline ci si imbatte in questi vasconi, precursori dei moderni centri di allevamento ittico.
La cacciagione č stata quindi un punto cardine per la cucina del luogo, apprezzata soprattutto dai turisti. Le tipiche pietanze di caccia, tra le quali si ricordano pappardelle alla lepre, pappardelle al cinghiale, fagiano in umido, fagiano alla nettunese, quaglie alla cacciatora, quaglie stufate  e tordi in tutte le salse, si possono ancora oggi gustare nei ristoranti tipici del luogo. La popolazione indigena, prevalentemente contadina, allevava per il fabbisogno familiare conigli e pollame , che veniva anche venduto a caro prezzo agli estranei. Le uova erano un elemento basilare nella alimentazione nettunese: crude, cotte in vari modi, nei dolci o nella pasta erano una componente abituale del menů giornaliero.
Una veduta di torre Astura .Antichi scrittori latini narrano di allevamenti di murene  molto apprezzate dai Romani e situati in questa fortezza . La leggenda vuole che schiavi ribelli costituissero l’insolito nutrimento di questi pesci
TRADIZIONI ALIMENTARI DEL COMPRENSORIO DI ANZIO E NETTUNO