Per gli
ammalati e nei giorni di festa era riservata la stracciatella col brodo di
gallina, che apriva il banchetto
natalizio e quello pasquale, nella quale le uova venivano mescolate al
formaggio pecorino, al limone a al
vino bianco. Fettuccine e pappardelle venivano consumate con ogni sorta di
condimento: dal sugo semplice di pomodoro allo
stufatino di manzo o di bufalo.
In un ambiente
umido e ricco di vegetazione non mancavano i bufali, che rifornivano gli
abitanti del luogo di latte e di
carne. L'allevamento di questo bovino nella zona di Nettuno è ormai scomparso insieme alle zone acquitrinose favorevoli alla sua vita.
Un bufalo, animale che fino a poco tempo fa popolava le zone acquitrinose nei dintorni di Nettuno
Pure molto
avviato era l'allevamento delle pecore che
rifornivano i Nettunesi di latte, formaggi, ricotta e pecorino. Soltanto abbacchio e poco agnello venivano consumati per la carne: la carne delle pecore non rientrava nelle costumanze alimentare dei Nettunesi.
La circostante zona paludosa non poteva non fornire un cibo considerato prelibato dai gourmet più rinomati: la rana, la cui carne tenera e gustosa è ricca di proteine facilmente assimilabili, indicata per i bambini e gli inappetenti. Tipiche ricette del luogo ormai dimenticate sono le rane
fritte e la zuppa di rane al pomodoro.
TRADIZIONI
ALIMENTARI DEL COMPRENSORIO
DI ANZIO E NETTUNO
