In una lettera delle carte Strozziane
nell'archivio di Stato di Firenze, si
legge una straordinaria testimonianza anonima sulla vita quotidiana di Nettuno ed Anzio
cinquecentesche:
“.. Dico adunque che, doppo l'avere noi più tempo
pensato di fare la gita di
Nettuno, si destinò davanti una lepre da un velocissimo cane seguitata tanto d'appresso che la
sua groppa dal fiato di quello
si riscaldava …
Da questo alloggiamento partimo vedendo che
il tempo mutava faccia, e con
assai buon cammino a Nettuno ci conducemo,
trovando il nostro alloggiamento nel palazzo comodo e piacevole molto, massime per una loggetta a
canto la mia camera che sopra che sopra
la marina riguardava; le quali
acque, perché più non avevo viste, mi recarono infinita consolazione: ché, per essere tranquillissime, ne
mostravono ben lontano più isole
che dalle genti del paese sono chiamate Pontio, Palma, Parmarolo e Ventutene…...Ma la mattina seguente…” ci vennero a visitare alcune donne della terra assai piacevoli e belle, in abito molto diverso da
ogn'altro italico e, secondo
che esse raccontano, molto al moresco somigliante, all'occhio molto piacevole, come noi
possiamo aver veduto anco qua
a Roma nel tempo della quaresima. Dopo
le solite accoglienze e salutevoli parole, elle si messero a cantare alcune ballatette con graziosissime voci;
con la qual compagnia festevolmente
tutto quel giorno trapassai.
STORIA
ENOGASTRONOMICA DI ANZIO E NETTUNO
Il costume tipico di Nettuno, indossato durante la festa religiosa
di Maggio
