L'anonimo
testimone ha un momenta di profonda, triste meditazione:...Cercamo sopra le predette rovine tutt'intorno, pigliando io grande ammirazione, quale
poco si mostrava d'una sì ampla città; e conoscendo di quivi meglio che da ogn'altra cosa come ogni umana
cosa, per eterna e durabile che ci paia, abbia sua morte, non potetti quasi fare che io non sospirassi alquanto
della nostra umana conditione.
STORIA
ENOGASTRONOMICA DI ANZIO E NETTUNO
I resti della villa di Nerone ad Anzio
Ma presto ricomincia la caccia:
“… E come il nuovo giorno apparve, montati a cavallo ce n’andamo a luogo lontano ben tre miglia, parte per una piacevolissima strada quasi coperta tutta e di lecci e allori e di mortelle che, fiorite, rendevano un odore gratiosissimo, parte per un bosco d’alte querce, a basso nettissimo arbuscelli di sorte che la vista con grande piacere per lungo spatio vi si stendeva... Sciolti, i
bracchi entrorno subitamente in
un forte bosco e pantano: furono
attorno a un cignale non molto grande, che
lungamente da loro seguitato ora a basso
ora ad alto con grandissimo romore e fatica
di quei cani a’ quali conveniva non tanto correre.
L’anonimo parla ancora di “lepri”, di “capri” ma anche
di pesca:
“...indi, arrivati a una stretta e profonda riviera
detta Stura, vi trovano una barca assai comoda, sopra la quale salita me n’andai co’ cinque della compagnia per
quella, che bellissima era sì per l’acque chiarissime che con piacevole lentezza procedevano, sì ancora per le
sponde che uguali erano e si piene d’allori e altri alberi che per strettezza di quella s’intrecciano di tal sorta i
rami loro e talmente la cuoprono che in sul mezzo giorno di luglio il sole non vi potrebbe penetrare; i pesci innumerabili
per la chiarezza delle acque si vedevano davanti la barca sguizzare e spesso saltare in quella. Della
freschezza dell’erbe non ragiono, né della vaghezza de’ fiori né delle tante maniere delli uccelli...”
