STORIA
ENOGASTRONOMICA DI ANZIO E NETTUNO
Una pecora con il suo
agnello
Anche la
pastorizia ha un certo rilievo
nell’economia del territorio.Ancora in
padre Lombardi:
”…... i pastori nel piovoso inverno allontanano dalle nevi dei monti i loro armamenti, li inducono in questo clima dolce, e temperato, portando seco ancora le loro donne e famigliuola per mezzo delle quali inviavano ogni mattina al paese cacciagione, agnelli, capretti, latti, ricotte, cacio, legna, cose che son da loro.”
Ma l’attività decisamente preminente della zona è la
pesca.
Si legge in padre Lombardi circa l’economia d’Anzio
nella metà del secolo XIX: ” La pesca
che si fa è abbondante, e di vario
genere. Vi è quella fatta dalle paranzelle napoletane, delle quali alcune, che
hanno bandiera pontificia, possono
pescare in tutto il decorso dell’anno, altre che hanno bandiere di loro
nazione non possono venire alla
pesca che in autunno, e nell’inverno, cominciando dalla Croce di maggio.
Abbenchè i pescatori sieno
forestieri, alcune paranze però sono nazionali, e questo negozio somministra
da vivere a molti carrettieri pagati al
mese pel trasporto del pesce a Roma, Albano, Velletri. Altra pesca si fa da
piccole barchette lungo la
spiaggia col gettare le reti, le nasse, e gli ami, e questa ottiene il pesce
più squisito come corbi, dentali,
spigole, linguattole.
Una lestra,
capanna di pastori tipica dell’agro pontino (Museo Piana delle Orme)