STORIA ENOGASTRONOMICA DI ANZIO E NETTUNO
Una suggestiva immagine di Torre Astura
Con la presente raccolta di questi stralci di documenti intendiamo offrire uno spaccato delle abitudini alimentari, quasi immutate nel tempo, del territorio di Anzio e Nettuno con le relative attività lavorative degli abitanti. Anzio venne occupata tra il 495 e il 492 a. C. dai Volsci, dopo aver via via sottomesso Signa, Veritroe e Ponetia. Anzio arrivò al suo massimo splendore solo nel VI° sec. a. C. Anzio vide la presenza di personaggi illustri come: Lanciani, Cominio, Shakespeare; infine Gregorovius che descrive le delizie di Anzio (paesaggistiche, ambientali e archeologica) con dovizia di particolari.
Si racconta che l’Abate Adilelmo, andando a visitare i suoi monaci nell'isola di Torre Astura (loro vedevano indirettamente Torre Astura come un'isola)  “ne fu ricevuto con gran festa, ma tuttavia con rammarico perché non gli potevano offrire neppure un pesce, essendo andata a vuoto la pesca. Di questo l'Abate non si turbò, anzi promise che il pesce non sarebbe mancato; si recò al fiume e il pesce come per magia guizzò fuori dall'acqua e andò a posarsi ai piedi dell'Abate che ne fece un discreto uso per la mensa. Infatti una cosa eccellente che il porto di Anzio offriva era, ed è tuttora, il pesce: il golfo fornisce giornalmente ogni sorta di pesce, ma non sono gli abitanti del porto a pescarlo, poiché non hanno denaro a sufficienza per comprare un'imbarcazione. I pescatori napoletani  vengono a bordo delle loro barche da posti come: Pozzuoli, Portici, Baia, insomma da tutta la costa partenopea, e passano vari mesi dell'anno pescando e alloggiando nelle loro stesse imbarcazioni.