Gli abitanti del luogo erano prevalentemente contadini perciò i frutti della terra erano tutti coltivati e consumati in grande quantità: le patate, per esempio, venivano cotte sia da sole che con infinite varietà di cibi: con la trippa, con il baccalà, con i carciofi, con i polpi, in bianco, al pomodoro. Venivano consumate molte varietà di legumi e di cereali, quali fagioli, ceci, lenticchie, piselli, orzo, farro in una variegata gamma di abbinamenti: con cotiche di maiale, con carne di vitello, con filetti di pesce, con gamberi e con calamari.
Piatto rimasto nella tradizione culinaria del luogo è la "sagna e facioli", minestra povera ma ricca fatta con fagioli e una pasta di acqua e farina, arricchita poi nel tempo con olio extravergine di oliva crudo e frutti di mare, nella più pura tradizione mediterranea.
Ancora oggi nelle macchie circostanti i territorio di Nettuno è possibile raccogliere funghi porcini
Podio d'onore è riservato dai Nettunesi al fungo, in particolare al prelibato boletus edulis. Il porcino di queste macchie possiede infatti un profumo e un sapore inconfondibile, forse perché condito con i profumi del mare e con la terra ubertosa dei boschi. La sua cottura in padella richiede, per i nettunesi, olio extravergine d'oliva, aglio, sale, peperoncino e mentuccia. Altre specie di funghi fanno parte della tradizione del luogo: ovoli, mazze di tamburo, famigliole, russule e galletti. Il tutto è ancora oggi annaffiato con vino Cacchione, prodotto da uva bianca altrove denominata Bellone, che ogni famiglia produce ancora dalla propria vigna, nella quantità giusta al proprio fabbisogno annuale. Il rosso comincia ad essere apprezzato solo ai giorni nostri perché probabilmente poco conosciuto fino a  cinquant'anni fa.
ABITUDINI ALIMENTARI DEL COMPRENSORIO DI ANZIO E NETTUNO