Da sempre il territorio di Anzio e Nettuno, per la straordinaria amenità dei luoghi, la ricchezza faunistica del mare e dei boschi, ed una lunga e consolidata tradizione di accoglienza e di ospitalità, esercita un forte richiamo su viaggiatori e visitatori, tanto da risiedervi per periodi di varia durata.
Una illustre testimonianza ci viene dallo storico tedesco Ferdinand Gregorovius (1821 - 1891) che così descrive la zona visitata nel 1854:
STORIA GASTRONOMICA DI ANZIO E NETTUNO
...“ finalmente ci è apparso il mare, raggiante di luce, turchino, tranquillo, ed abbiamo salutato le onde azzurre di Anzio. La città è un complesso di ville in stile romano, di casupole in pietra, di capanne ricoperte di paglia, che si stendono tutte intorno al piccolo golfo, sulla cui spiaggia sono alcune barche tirate a secco e poche paranze.Quale pace scende negli animi nella solitudine di questo mare! Quella linea fine e dolcissima della spiaggia che si prolunga per miglia e miglia e si perde poi nei vapori, quella sabbia morbida e scintillante, quelle onde che si frangono di continuo in quel mare che muta ad ogni istante aspetto e tinta, quel superbo capo Circe, che emerge nel mare come un’isola e splende come un magico e grandioso zaffiro, quella lontana e piccola isola di Ponza, di cui le vette sorgono dalle onde quasi corolle di fiori, quelle cento piccole vele che vanno, vengono, compaiono, spariscono; quel canto melanconico dei pescatori, quel suono di flauti e di arpe, tutto ciò fa sì che se al di fuori rintronasse il mondo intero del rombo del cannone, dello scoppio delle granate, qui non giungerebbe l’eco più lieve.Quando mi affaccio alla finestra della mia stanza, sotto la quale i pescatori napoletani, seduti sulla sabbia, racconciano le loro reti, scorgo tutto il magnifico golfo, e il mio occhio può seguire tutta la spiaggia sino al capo Circeo….
Una immagine del promontorio del Circeo, luogo magico sede fin dalla Preistoria di insediamenti umani