...La linea
della spiaggia continua poi, sempre fina e dolcissima, ed in lontananza , in
fondo, appare confusamente un bianco
castello. Questo castello si stende sulla spiaggia e sul mare quasi un velo di
tristezza, e così, come il capo Circeo,
desta un sentimento di omerica poesia. Ogni tedesco è portato a contemplarlo
mestamente e l’animo suo non può che
riempirsi di malinconia e di tristezza, giacché quel castello segna un periodo
grande e doloroso nella storia della
nostra patria: esso è la rocca di Astura, dove, dopo la sconfitta di
Tagliacozzo, l’ultimo degli Hohenstaufen, Corradino, e dove il traditore Frangipane lo tenne
prigioniero e lo consegnò poi a Carlo d’Angiò, avido di sangue. Da quella rocca precipitò in mare il sole degli
Hohenstaufen…
…Su questa
sorgevano le stupende ville marmoree degli imperatori. Qui su sprofondava
nella dissolutezza Caligola; egli aveva
una speciale predilezione per Anzio ed aveva anzi formato il disegno di venire
a stabilircisi: qui festeggiò le sua
nozze con la bella Lollia Paolina. Qui faceva le sue orge Nerone, che era nato
ad Anzio e vi aveva impiantato una
colonia: qui fece il suo trionfale ingresso, tirato da bianchi destrieri, di
ritorno dalle sue rappresentazioni teatrali
in Grecia. Anche prima, Anzio era stata dimora preferita dei Romani: Attico,
Lucullo, Cicerone, Mecenate, Augusto, vi
ebbero le loro ville…”
Lo storico
latino Svetonio (69- 140 d.C.) dice che :
…” Caligola amava molto la dimora anziate, sopra tutti
gli altri luoghi, anzi, sazio di risiedere
in Roma, aveva divisato di trasferire l’impero nell’amena riviera d’Anzio e Nettunia….” ;
e Plinio (61- 114 d.C.) che:
…”[Caligola] per l’ultima volta lasciata Roma, si recò in Astura,
e, quivi giunto, con una nave salpò
per Anzio, scortato da altre galee..”
Ma il personaggio più importante per lo
sviluppo economico e politico di Anzio fu decisamente Nerone il quale, nativo della città, la dotò
di un grande porto e di una prestigiosa
villa imperiale, nella quale dimorò per lungo tempo e dove “... per finire, già travolto dall’idea di non avere eredi e di essere
insidiato dai familiari e osteggiato dai suoi ministri, Nerone il 19 luglio del 64 d.c. udì
l’urlo dei messaggeri che gli annunziavano
che Roma bruciava…”