Il mezzo
per pescarli è l’amo: quando si sente che lo hanno addentato si issano a bordo
e si uccidono di mazza. La loro
carne, bianca come quella dello storione, è mangiabile, ma piuttosto dura.
Questi poveri pescatori conducono dunque
una vita faticosa, alla giornata, che può apparire poetica a chi sta
contemplando, seduto tranquillamente sulla
spiaggia, le loro barche illuminate, che ora si vedono, ora scompaiono sulle
onde del mare. Le loro barche sono
veramente pittoresche, dipinte come sono a graziosi rabeschi sul fondo bianco;
vi si scorgono delfini, sirene, stelle ed
in mezzo a questi segni profani o mitologici, la Madonna, o S.Antonio,
protettore dei pescatori. Per ripararsi
da gli ardori del sole sopra la barca è stesa una tenda di tela; l'armonia di
quei colori, neri, bruni e bianchi, il
timone ed i remi, le vele spiegate, le reti ammucchiate producono un effetto
veramente pittoresco
STORIA
GASTRONOMICA DI ANZIO E NETTUNO
Le tradizioni
lavorative ed alimentari dei luoghi sono ampiamente
testimoniate nel corso del tempo. G. Tomasetti
riferisce:
“… I monaci Alessiani citarono lo stesso Tolomeo per la restituzione dell'isola di Astura (NF., pag.. 394,
Monaci, n. 13), e questi venne a
concordia con l'abate. Interessava
questo luogo ai monaci, perché ne traevano buona pesca. Raccontavano essi che il santo abate Adilelmo, più di un secolo indietro, andato a
visitare i suoi monaci in
quell'isola ne fu ricevuto con gran festa, ma tuttavia con rammarico perché non gli potevano offrire neppur un pesce alla mensa, essendo andata a vuoto la pesca.
Ancora una veduta di Torre
Astura
Di che
l'abate non si turbò, anzi promise che il pesce non sarebbe mancato. Quindi si
recò più tardi sulla riva del fiume; ed
allora un magnifico pesce guizzò fuori dell'acqua, e andò a posarsi ai piedi
dell'abate, che ne fece un discreto
uso alla mensa e ne fece parte anche ai suoi commensali (Id., pag.. 171). Né
soltanto era luogo di pesca, nel secolo XI,
ma ancora un centro con abitanti, dacché comparisce, in un atto del 29
settembre 1037, un Ioannes de Astura, di
mestiere potionarius il che ci fa pensare ad una bottega di bibite e liquori
in quel castello...”
Da questa foto sbiadita dal tempo si può comprendere quanto sia stata faticosa la vita dei pescatori nei
tempi passati
