STORIA
GASTRONOMICA DI ANZIO E NETTUNO
Nel carniere dei cacciatori
di Nettuno c’erano molte di queste specie
di uccelli
Le pianure e
le coste sono popolate di lepri e conigli.
Si trovano beccacce durante la stagione ad
altri uccelli marini e di fiume. In primavera
ed in autunno si ha il passo ed il rientro
delle quaglie che vengono dall’Africa e che vi ritornano dopo aver deposto le uova. Ogni quantità e specie di selvaggina che riescano a cacciare vengono smerciare a Roma, dove tanta gente è pronta ad acquistarla.
Zona ricca di fauna, come pure riferito da Ademollo sulla visita d’Innocenzo XII ad Anzio:
“In detta
mattina mentre Nostro Signore dava udienza,
vollero li Signori Cardinali Spada ed Albani andare alla tanto encomiata villa de’ Signori Costaguti, dove erano molti cardinali, ma incontrando per istrada un branco di bufale, furono costretti a ritirarsi con qualche precisa per l’istinto naturale di quelle bestie che vanno ad investire il color rosso”.
E Padre Lombardi riferisce:
”….In ottobre si fa’ la caccia de’ palombacci, e
nell’inverno quella delle anatre. Forse in maggior quantità, vi si trovano anatre, beccacce, allodole, tordi, merli,
codette, di che si fa caccia dagli stessi pescatori, inviandola poi a vendere nel paese per mezzo delle loro donne…. La più
proficua, e nel tempo stesso dilettevole è quella che si fa alle quaglie in primavera, allorché partendo dalla
spiaggia dell’Africa passano il mare, per venir in cerca di regioni meno calde...