E sempre dagli scritti di padre Lombardi:
“…. La più proficua, e nel tempo stesso dilettevole è quella che si fa alle quaglie in primavera, allorché partendo dalla spiaggia dell’Africa passano il mare, per venir in cerca di regioni meno calde. Plinio vi lascio memoria, che a’ suoi tempi era tanto il numero di così fatti uccelli, che trasmigravano di colà, che si vedevano per l’aria a guisa di oscure nuvole, e che talvolta spiegando basso il volo nelle notti oscure, se avveniva che percuotessero nelle vele de’ bastimenti, era tanto il loro impeto che li sommergevano.”
STORIA GASTRONOMICA DI ANZIO E NETTUNO
Una pecora con il suo agnello
Anche la pastorizia ha un certo rilievo nell’economia del territorio.Ancora in padre Lombardi:  ”…... i pastori nel piovoso inverno allontanano dalle nevi dei monti i loro armamenti, li inducono in questo clima dolce, e temperato, portando seco ancora le loro donne e famigliuola per mezzo delle quali inviavano ogni mattina al paese cacciagione, agnelli, capretti, latti, ricotte, cacio, legna, cose che son da loro.”
Ma l’attività decisamente preminente della zona è la pesca.
Si legge in padre Lombardi circa l’economia d’Anzio nella metà del secolo XIX: ” La pesca che si fa è abbondante, e di vario genere. Vi è quella fatta dalle paranzelle napoletane, delle quali alcune, che hanno bandiera pontificia, possono pescare in tutto il decorso dell’anno, altre che hanno bandiere di loro nazione non possono venire alla pesca che in autunno, e nell’inverno, cominciando dalla Croce di maggio. Abbenchè i pescatori sieno forestieri, alcune paranze però sono nazionali, e questo negozio somministra da vivere a molti carrettieri pagati al mese pel trasporto del pesce a Roma, Albano, Velletri. Altra pesca si fa da piccole barchette lungo la spiaggia col gettare le reti, le nasse, e gli ami, e questa ottiene il pesce più squisito come corbi, dentali, spigole, linguattole.