Enologia
Quando si
discute sulla antica civiltà mediterranea e le sue influenze sulla radici
della cultura enogastronomica odierna, un posto d'onore spetta sicuramente al vino.
Già presente come coltivazione delle popolazioni indigene italiche che popolavano il nostro paese più di 2500 anni
fa, la diffusione di questo tipo di coltura ha subito influssi diversi a seconda delle varie regioni italiane.
Una grotta di invecchiamento del vino, tipica dei colli Albani
Nel Lazio, le influenze più profonde furono quelle
importate dagli Etruschi e dai Greci: i
primi coltivavano vitigni derivati da viti selvatiche coltivate in associazione a piante di tipo arboreo; i secondi ,
legati all'utilizzo dei terreni dell'Italia
meridionale, importarono vitigni provenienti dalle regione asiatiche, più adatti ai terreni poveri.
Un’antica cantina
Questo matrimonio tra diversi tipi di vitigni diede già risultati rilevanti fino dalle origini: famosi scrittori latini, tra cui Plinio il vecchio, Orazio e Catullo tesserono le lodi del nettare di Bacco.
I vitigni che
vantano maggior diffusione nel
territorio sono: Malvasia bianca di
Candia, Malvasia del Lazio, Trebbiano toscano, Bombino, Greco, Bello, Merlot, e molti altri a minore diffusione, tra
cui il Cacchione.
