STORIA GASTRONOMICA DI ANZIO E NETTUNO
I pescatori conducono una vita molto faticosa, lasciano la spiaggia la sera e rimangono in mare tutta la notte. La varietà e le forme dei pesci sono a dir poco sorprendenti, si vedono bellissimi rombi, palombi, delle sardine e dei merluzzi in gran quantità! Vi sono vari metodi di pesca, vi è quella effettuata da piccole barchette lungo la spiaggia gettando le reti, e gli ami; con questo metodo si ottengono i pesci più squisiti, come i corbi, spigole e dentali. Poi c'è quella svolta da barchette dette "Palanchese" le quali vanno in alto mare, e prendono pesci molto grossi. La pesca che porta maggior vantaggio al luogo è quella delle alici e delle sardelle, che vengono pescate nel periodo estivo, cioè da aprile fino a settembre. Nei mari anziesi è stata effettuata anche la pesca dei coralli, ma quello buono si trova maggiormente nelle acque di Stura e Nettuno.
Pesce di “paranza” pescato ad Anzio
Un'altra attività abbastanza diffusa è la caccia. La selvaggina, un tempo abbondante, è andata poco a poco scemando a causa del diradamento dei boschi ed animali come cervi, cinghiali, lepri si trovano di rado, e quei pochi vengono catturati dai pastori che si trovano nel bosco a pascolare con il loro gregge. Nel periodo invernale si trovano in maggior quantità anatre, beccaglie e merli; ma la caccia più proficua, è quella delle quaglie di primavera. Alcuni piatti preparati ancora oggi nelle terre di Anzio e Nettuno sono ad esempio: rane fritte dorate (Nettuno), zuppa alla portodanzese (Anzio) ecc…, vengono elaborate  e degustate sia dalla stramaggioranza dei turisti, curiosi dei piatti strani ma sfiziosi, che dalla gente del posto, che adora le sue tradizioni. Però gli abitanti di Nettuno non commerciano con gli stranieri, sia perché non è di loro gradimento, sia perché non amano per nulla lavorare, infatti non hanno da affaticarsi molto per avere da vivere, né hanno tasse da pagare al pontefice.