STORIA
GASTRONOMICA DI ANZIO E NETTUNO
L’acciuga o alice in molti paesi base dell’economia
locale
Tratto sempre dall’opera di padre Lombardi:
“...Altra dalle barchette dette palanchese
nell’estate, le quali vanno in alto
mare a gettare gli ami e prendono del grosso pesce a mo’ d’esempio merluzzi, palombi,
cernie, zei, o pesci di San
Pietro, talora ancora il pesce cane.
Ma la pesca che
apporta maggior vantaggio al luogo, è quella delle alici, o acciughe, e delle sardelle che
si fa pure in estate, cioè d’aprile
fino a settembre, sebbene i pescatori
siano anch’essi tutti napoletani, giacché non pochi mercanti del paese attendono a questo negozio,
e
alla sua
salagione vi si sono occupate assai persone, e grandi, e piccole con lucro
considerabile per le loro famiglie....Altra
parte infine del popolo ridetto, s’industria a far salata di sardina e di
acciughe, che vengono esquisite,
e meglio assai di quelle di Spagna, e ve ne è grande traffico.”
Sono proprio questi patrimoni alimentari le varie
risorse per le pietanze tipiche del territorio.Si legge in Ademollo, testimonianze della visita di papa Innocenzo
XII ad Anzio……
“… Non solo in quei
tre giorni che vi fu il Papa, ma ne’ due susseguenti pure, ed ogni mattina in
detto tempo dalle dodici ore sino
alla sera alle tre sonate sempre ha dato da mangiare quattro piatti caldi,
cioè minestra di maccaroni ed altre
paste incaciate, una gallina a lesso tra quattro, una libbra di carne per un
arrosto, altra libbra di carne per
uno stufato, con pane, vino e cacio ad arbitrio. Aveva settantasei cuochi e
tutti ebbero che fabbricare e sino
settantacinque furono li convitati fra dame e cavalieri. E dopo partito il
Pontefice era talmente mostruoso il
trabocchevole consumo, che poeticamente poteva paragonarsi quel palazzo
all’ideata reggia della
cuccagna…”.
Ed ancora in Ademollo…
“… Il De Carolis nel dopo pranzo del mercoledì fece
altro regalo ai Papa di pesce qualificato, inviandolo a nostro Signore per lì 12 fanciulli dell’Ospizio di S.
Michele…”.
