STORIA GASTRONOMICA DI ANZIO E NETTUNO
Ottima l’accoglienza di cui Palmieri offre uno spaccato:
“ De Maria Giuseppe da Roma apriva testé in Anzio una fornita di tutto campestre Locanda; mentre sotto una specie di muraglione presso la riva del mare, vi è una osteriuola graziosissima di Garzìa Giovanni, scompartita in cinque o sei bugolìni di camerucce coperti tutti di verzura: e vi miri piccole aiuole di fiori, Salcio piangente, Oleandro e fresca fonticella. È un piacere vedervi molti rubicondi beòni dagli occhi impiccoliti, i quali ciarlando, cantando fra allegro baccano, un poco troppo scrupolosamente mettono in pratica il precetto del cantor di Venòsa  (et vino pellite curas, da Orazio).
Vi sono pure in Porto d’Anzio quattro piccoli Caffè”.
Il vino proveniva da Nettuno, come si legge in Gregorovius:
“… Nettuno però possiede campi e giardini, somministra il vino che si beve ad Anzio, ed ogni giorno, invia a questo porto un carro di pane bianco, perché, là si fa solo del pane grossolano.Ho bevuto a Nettuno del vino squisito, cosa non facile in questi anni in cui il dio Bacco e travagliato da fatale malattia. Un cittadino del luogo ci volle un giorno condurre nel suo tinello, come qui chiamato la cantina; è sceso segretamente in un nascondiglio sotto il suolo e ne ha tratto fuori uno stupendo vino rosso, quale non avevo più bevuto da Siracusa in poi...”.
E Palmieri:
“… Ben carestosi sono in Anzio i generi, venendo per lo più da Roma, carissimo è il pollame, ma invece si abbonda di cacciagione e selvaggina, di ottimi formaggi, vivo pesce e più grosse triglie…”
Il Bacco di Caravaggio