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Un altro tipo di raccolta specializzata è
quella dedicata ai frutti.
I carnosi, in particolare, hanno bisogno di
cure speciali, principalmente perché presentano il problema di avere forme e
volumi molto variabili. Il metodo migliore per conservare i frutti carnosi
senza alterarne eccessivamente il volume è il medesimo procedimento usato con i
fiori, cioè l’essiccazione con il gel di silice o la sabbia silicea, che ha
pure il pregio di mantenere abbastanza il colore originario. Se ci interessa
vedere anche l’interno del frutto, converrà tagliarlo a metà prima di procedere
all’essiccazione. Il gel di silice è piuttosto costoso; si ricordi però che si
può riutilizzarlo più volte, facendo asciugare i cristalli nel forno.
Naturalmente è possibile adottare il sistema tradizionale della pressa anche
con i frutti, perfino quelli piuttosto grossi, come gli agrumi, le mele o le
pere. In certi casi può essere conveniente conservarne solo una parte; per
esempio, se i campioni che desideriamo pressare sono in cattivo stato ma hanno
una buccia consistente, converrà toglierla ed essiccare solo questa. Una volta
asciugati nella pressa, questi campioni avranno lo stesso trattamento delle
altre parti dell’albero che sono state raccolte: saranno conservati
nell’erbario, debitamente contrassegnati.

NEL
BARATTOLO. Se si desidera conservare interi i frutti carnosi si può
usare anche un altro procedimento (comune a tutte le conservazioni di
materiale organico) che mantiene intatto l’aspetto. Dopo averli lavati e
asciugati, si pongono i frutti in vasetti contenenti alcol al 25% (ottenuto
mescolando 25 parti di alcol puro e 75 parti di acqua) oppure, in
alternativa, 10 grammi di zucchero e 5 grammi di formalina a 40 volumi
diluiti in 100 grammi d’acqua. I vasetti verranno chiusi ermeticamente,
possibilmente applicando del silicone tra il tappo e il vetro per evitare
che il liquido evapori. Il modo in cui tagliare un frutto carnoso per
pressarlo ed essiccarlo dipende naturalmente dalla forma del campione. Se
si tratta di un frutto oblungo (una pera, per esempio), converrà tagliarlo
in senso longitudinale, altrimenti è meglio farlo in senso trasversale. La
preparazione è la seguente: si prende il campione, si lava, si asciuga, poi
si appoggia su un piano di lavoro e si tiene fermo con una mano, tra
pollice e indice. Facendo attenzione si prende un coltellino affilato e si
taglia praticando un’incisione decisa. La porzione tagliata va quindi
tamponata con carta assorbente per eliminare il liquido e successivamente
inserita nella pressa.
LONGITUDINALE E
TRASVERSALE.

Conservare frutti secchi come le noci, le nocciole, le
samare. Le faggiole, le ghiande e via dicendo è decisamente più semplice. Basta
infatti evitare la formazione di muffe collocandoli per
qualche
giorno su una superficie piana, in un luogo caldo, asciutto e aerato; una volta
pronti, e possono essere conservati in scatolette di plastica trasparente su
cui va applicata la solita etichetta con il nome della specie e il numero di
riferimento dell’erbario. Una collezione molto particolare è quella costituita
dai frutti delle conifere, le pigne; ne esistono di molte specie, e ognuna ha
uno strobilo caratteristico, che è facile raccogliere sia quando è già caduto a
terra sia quando è ancora attaccato all’albero. Al momento della raccolta bisogna
stare attenti a prelevare frutti completi: infatti
mentre
nei pini gli strobili cadono a terra ancora interi (anche se i semi sono già
usciti), in altre specie, come nei cedri, si sfaldano quando sono ancora
attaccati ai rami. In questo caso è bene cogliere i coni direttamente
dall’albero, prendendo quelli non ancora perfettamente maturi: con
l’essiccazione le pigne si apriranno. Un buon accorgimento è quello di
prelevare sempre più di un campione di una determinata specie in modo che, una
volta a casa, sia possibile scegliere quelli in buono stato da porre nel
contenitore; si può conservare sia un campione intero sia uno selezionato
longitudinalmente, in modo che rilevi la disposizione interna di semi e squame.
Tagliare una pigna non è un’operazione semplice, anche perché le squame tendono
a rompersi: è meglio rivolgersi a un falegname che taglierà agevolmente il
campione con la sega elettrica. La preparazione delle pigne è uguale a quella
degli altri frutti secchi; soprattutto se la raccolta è stata effettuata nei
boschi, si raccomanda di lasciarle qualche giorno all’aria per far loro perdere
ogni traccia di umidità.

UN CASSETTO DI PIGNE. A differenza degli altri fruti secchi, le pigne, per
le loro dimensioni, di prestano difficilmente a essere conservate in
scatolette di plastica. Si può perciò destinare loro un cassetto della
scrivania o dell’armadio, apportandogli però alcune modifiche in modo da
ricavare piccoli scomparti adatti a contenerle. Si procede così: in primo
luogo bisogna misurare gli strobili e poi, in base alle misure rilevate,
ordinare le pigne nel cassetto tracciando con una matita una griglia sul
fondo in base alla loro posizione (disegno a sinistra della figura
accanto). Prendete allora delle listerelle di legno (o, in alternativa, di
cartone) la cui altezza sia leggermente inferiore a quella del cassetto:
ritagliatele quindi della misura
necessaria e attaccatele co della colla o dello scotch al fondo del
cassetto, fissando prima quelle lungo le linee disegnate parallelamente ai
bordi e poi, dopo aver verificato esattamente le misure quelle trasversali
(disego a destra della figura accanto). Mettete quindi i campioni
all’interno dei settori così ottenuti, ognuno dei quali contrassegnato con
l’apposita etichetta e il numero di riferimento. Per evitare che col
passare del tempo la polvere e gli insetti infestino la vostra collezione,
è bene inserire tra gli scomparti qualche pallina di canfora e coprire
tutto con un vetro tagliato a misura.
