Casella di testo: TORNA INDIETROL’ESSICCAZIONE EL CONSERVAZIONE

DEI CAMPIONI

 

 

 

La Preparazione

 

La conservazione dei campioni raccolti durante le escursioni sul campo è un’operazione delicata e importante, che richiede pazienza e attenzione. In questa pagina ne parleremo dividendo l’argomento in tre capitoli : l’essiccazione, l’identificazione della specie e la raccolta del materiale nell’erbario.

La prima fase, quella dell’essiccazione, è certamente tra le più complesse dal punto di vista pratico per un botanico dilettante: vediamo allora passo passo, di indicare con ordine le varie procedure.

 

 

 

Pulire – appena tornati a casa è consigliabile procedere subito alle operazioni di pulizia e ordinamento del materiale: si tolgono i campioni dai vari contenitori (pressa portatile e buste di plastica) e si puliscono, eliminando gli insetti che sono rimasti sulle foglie, quindi si asciugano o si elimina la polvere con della carta da cucina.

 

 

  

 

 

sfoltire – se i campioni che avete raccolto presentano troppi rametti laterali o un fogliame eccessivamente denso, dovrete alleggerirli tagliando con un paio di forbici alcune foglie, rametti e infiorescenze molto ingombranti. Lasciate però sempre la base dei rametti o i piccoli delle foglie, in modo che si possa intuire la disposizione delle parti che sono state eliminate.

 

  

 

 

 

 

In ogni caso i rametti che, oltre alle foglie, hanno anche fiori o frutti, meritano un’attenzione particolare: quelli infatti che portano infiorescenze piccole o frutti non carnosi, come le samare dell’olmo, potranno rimanere sul rametto e venir seccati nella pressa; i fiori e i frutti carnosi o ingombranti dovranno essere trattati con procedimenti particolari. In questa pagina ci dedicheremo, almeno per ora, solo ai campioni più semplici, composti di sole foglie o con fiori piccoli.

 

Casella di testo: LE PIANTE SUCCULENTE
Nelle piante con i tessuti carnosi, ricchi d’acqua ( come le succulente) o di lattice (come le euforbiacee), il normale procedimento di essiccazione non dà buoni risultati. I procedimenti più adatti per tali campioni sono vari: si possono immergere in acqua bollente, mettere tra due fogli di carta velina e passarvi sopra a più riprese un ferro da stiro ben caldo, tenerli per qualche tempo nel congelatore, immergerli in alcol per una ventina di minuti oppure chiuderli per circa dieci ore in una scatola di latta con una spugna imbevuta di benzina. Una volta sottoposte a uno di questi trattamenti, anche queste piante si seccheranno perfettamente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dalle terre lontane

Gli esploratori naturalisti che andavano alla ricerca di nuove specie vegetali in continenti lontani si munivano di attrezzature talvolta ingombranti.

Le casse di legno raffigurate qui a fianco ( si tratta di un acquerello francese del XVIII secolo), per esempio, servivano a portare pianticelle di specie rare o sconosciute in Europa. L’esemplare vivo poteva così essere piantato negli orti botanici o nelle serre, studiato e propagato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Qualche accorgimento

Se non è possibile preparare immediatamente il campione per la pressa, si può rimandare l’operazione al giorno successivo, pulendo però il materiale e conservandolo in frigorifero dentro buste di plastica. Se le piante si presentano appassite o ci sono dei bocci che stanno per aprirsi conviene tenerle a bagno fino al giorno dopo, aggiungendo all’acqua un pezzo di carbone di legna, oppure un pezzo di ferro arrugginito o un cucchiaino di soda, oppure sale di ammonio nella proporzione di cinque grammi per litro.

 

Ritagliare i “cuscini” -

Una volta preparato il campione è il momento di usare la pressa; il modello più adatto è quello a quattro viti (sono state già date le indicazioni per costruirlo). Serve poi della carta di giornale: anzitutto fatene dei cuscini, ritagliando i fogli delle dimensioni della pressa (che in genere corrispondono alla metà o un quarto di pagina di quotidiano) e sovrapponendone una decina uno sull’altro. Tagliate gli angoli dei cuscini per evitare che si blocchino sulle viti.

 

 

 

ridurre lo spessore –

se i rametti raccolti sono troppo grossi conviene ridurre lo spessore del fusto; per assottigliarlo è possibile tagliarlo a metà per il lungo con l’aiuto di un coltello affilato, di un bisturi o di una taglierina (è un’operazione che va eseguita con estrema attenzione perché è piuttosto pericolosa).

 

 

 

 

 

 

Casella di testo: CARTELLE E NAFTALINA.
Se non possiamo procedere all’essiccazione in tempi brevi (per esempio perché ci troviamo in una zona molto umida), possiamo mantenere integri i nostri campioni in questo modo: si inseriscono in cartelle di fogli di giornale e si cospargono di naftalina (un cucchiaio basta per tre o quattro fogli), poi si impilano le cartelle e si confeziona un pacco stretto tra due assicelle di legno legate con uno spago. Tutto viene avvolto con carta da pacchi; in tal modo, anche dopo alcune settimane, i campioni rimarranno in buone condizioni e potranno essere preparati per l’essiccazione definitiva.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

distendere i campioni –

Ora bisogna distendere il campione su un foglio di carta: si deve evitare che le foglie si pieghino, facendo in modo che conservino la loro posizione naturale e che i petali siano disposti in modo da mostrare tutte le parti del fiore. Si distende allora il campione con le dita ed eventualmente si ferma man mano con piccoli pesi per mantenerlo in posizione fino al momento in cui verrà coperto da un altro foglio. Nel caso che il vostro campione sia più grande del foglio, basterà piegarlo ad un angolo acuto e poi distenderlo. Se le piante che avete raccolto sono state conservate nella pressa portatile saranno già distese: per correggere una piega sbagliata basterà passare sopra le foglie un ferro da stiro freddo.

 

Ricoprire –

Una volta disteso il campione, vi si pone sopra un foglio di carta di giornale, facendo attenzione che il rametto rimanga in posizione anche quando togliete le dita.

 

 

 

 

 

 

 

Un erbario antico –

Quello che appare qui accanto è un erbario prelinneano conservato nel Museo di Storia Naturale di Milano. Prima che Linneo ordinasse in modo sistematico le specie sistematiche le specie vegetali, i botanici distinguevano le piante fra loro usando per ognuna una breve frase in latino che ne dava le caratteristiche più salienti.

 

 

 

 

Alternare –

Dopo il foglio si mette un secondo cuscino di giornali e si ripete la procedura con un nuovo campione. Se alcuni campioni sono particolarmente spessi, bisogna badare ad alternarli a quelli più sottili e a disporli in modo che la pila di giornali e piante che si ottiene alla fine del lavoro sia omogenea nello spessore.

 

 

 

 

Casella di testo: Il processo di essiccazione.
Chiusi nella pressa, i campioni cominciano a perdere acqua e ad assottigliarsi progressivamente. Dopo 24 ore al massimo, la carta deve essere sostituita con un’altra asciutta; per evitare che gli esemplari più fragili si rovinino nel corso di questa operazione, è bene togliere lo strato di carta superiore, sostituirlo con un nuovo foglio e rovesciarvi sopra delicatamente il campione. Ricomposto il pacco, lo si mette nuovamente nella pressa, stavolta stringendo un po’ di più le viti. Si procede così per qualche giorno finché le piante non si sono essiccate e sono pronte per essere messe nell’erbario (in genere passa circa una settimana). Il campione è pronto quando tutte le parti appaiono rigide e al tatto non danno più una sensazione di umido. È bene collocare la pressa in una stanza calda e asciutta, anche perché tanto più veloce è l’essiccazione, tanto meglio so conservano i colori dei fiori e del fogliame. Se i campioni si disidratano lentamente e all’interno della pressa ristagna dell’umidità, le piante assumono un colore brunastro e potrebbero addirittura sviluppare delle muffe; per eliminarle bisogna spennellare i campioni con dell’alcol.
Casella di testo: Un metodo rapido.
Se si vuole rendere più efficace e rapido il processo di essiccazione si può far passare dell’aria calda e asciutta tra i fogli, in modo che il periodo di pressatura si riduca notevolmente. Come fonte di calore possono bastare anche una semplice lampadina o il termosifone; l’importante infatti è che l’aria circoli, non che sia molto calda. Anzi, il ristagno di calore è controproducente perché facilita la fermentazione; per questo motivo non bisogna collocare la pressa nel forno o sotto il sole cocente. Per ottenere buoni risultati, però, è necessario mettere tra un cuscino di carta di giornale e l’altro dei fogli di cartone ondulato, con le lamelle orientate in senso trasversale rispetto alla pressa. In tal modo l’aria calda passa attraverso le lamelle e il periodo di essiccazione si riduce a 1-2 giorni.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


chiudere –

La pressa potrà essere riempita fino a tutta la lunghezza delle viti (10 – 15 cm). Prima di mettere il coperchio, ricordatevi di chiudere la pila con alcuni fogli di carta.

 

 

 

 

 

 

Casella di testo: Le aghiformi.
Anche le piante provviste di foglie aghiformi come le conifere e le eriche danno dei problemi: in seguito all’essiccazione dentro la pressa, infatti, tendono a perdere le foglie. Per rimediare a quest’inconveniente si può ricorrere a vari procedimenti: durante il primo o il secondo cambio di carta si può spennellare il rametto con vernice di coppale, oppure si può spruzzare con un fissatore spray, del tipo che si trova in cartoleria (ricordate di aspettare che il rametto si asciughi, prima di rimetterlo nella pressa). Se alcuni aghi si sono staccati, conservateli in una bustina trasparente, che eventualmente fisserete nell’erbario insieme al campione.