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La Raccolta dei Campioni

Quando, dove, come, cosa raccogliere: i criteri e i “trucchi” da conoscere quando si va sul campo alla ricerca di “pezzi” interessanti per la nostra futura collezione botanica.

Una volta procurato il corredo necessario sia per la raccolta dei campioni sul campo sia per la loro conservazione, si è pronti per intraprendere un cammino che ci condurrà, attraverso varie fasi, alla realizzazione di collezioni botaniche personalizzate, ben ordinate e durature. Ma non si tratta di un lavoro semplice e dai risultati immediati: si dovrà decidere come impostare la raccolta, individuare su quali piante rivolgere l’attenzione e procedere con

metodo. Per questo è bene documentarsi prima sull’argomento consultando vari testi botanici in modo di avere almeno una conoscenza di base sulle piante dei nostri ambienti e sulle loro caratteristiche principali.

Teoria e pratica

Lo studio sui libri diventa più proficuo e interessante se accompagnato subito dall’osservazione diretta delle piante e dalla raccolta dei primi campioni. Con un duplice scopo: eseguire delle prove di conservazione e nello stesso tempo disporre di elementi reali per identificare con certezza una specie. Per esempio, confrontando una foglia vera con le fotografie di un manuale di botanica riusciremo a dare il giusto nome all’albero dal quale il campione è stato prelevato. Questa fase preliminare di ricerca teorica e pratica ci permetterà inoltre di orientare gradualmente il nostro interesse verso determinati settori del mondo vegetale, in modo da evitare in seguito una raccolta disordinata e dispersiva.

 

Che cosa si trova in ogni mese dell’anno?

Il momento più favorevole per la raccolta dei campioni è generalmente quello della tarda fioritura, da identificarsi nella maggior parte dei casi con la stagione primaverile; tale periodo, comunque, è variabile da specie a specie e anche da individuo a individuo. Esplorando una certa zona con attenzione è di solito possibile trovare esemplari di una stessa specie provvisti di frutti e altri che hanno ancora i fiori; riusciremo in tal modo a procurarci tutti gli organi della pianta. In molte specie però i fiori vengono emessi contemporaneamente o poco dopo le foglie e la fruttificazione avviene molto tempo dopo la fioritura; diventa così necessario recarsi più volte sul campo per avere una raccolta completa. Un altro dato da tener presente è che alcune piante, come i pioppi, i salici e i ginepri sono dioiche, per cui i fiori maschili e i femminili vanno ricercati su piante diverse.

La scelta dell’area di studio

Casella di testo: Ricordiamoci che…..
Se l’area prescelta per il nostro studio è all’interno di una riserva naturale o di un parco nazionale è bene ricordare che ci stiamo movendo in un territorio protetto: di conseguenza sarà bene limitarsi a fotografare i campioni, senza prelevarli. Se invece si tratta di proprietà privata è consigliabile almeno chiedere il permesso per effettuare la raccolta.
Per evitare di prelevare campioni di specie protette conviene informarsi presso gli uffici regionali e le varie comunità montane (o gli enti per la protezione della natura). Eccetto per la raccolta con finalità particolari, non conviene prendere in esame individui danneggiati o malati.
Fare una collezione è un’operazione affascinante e divertente, ma è bene considerare lo scopo per cui si realizza e cosa si vuol fare con gli esemplari; non è infatti nel nostro intento distruggere la natura, ma al contrario conoscere per conservare. Dunque per ottenere una buona collezione basta prelevare due o tre campioni per ogni specie, per poi scegliere a casa quello più adatto alla conservazione. Come si è già detto in precedenza, lo scopo di una collezione botanica è solitamente il riconoscimento delle piante. Per evitare una raccolta dispersiva converrà restringere il campo, dedicandosi magari a un solo ambiente naturale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La disposizione nella pressa

Quando si prelevano campioni la cosa migliore da fare è quella di prendere un rametto “fiorito” di foglie e fiori (o frutti), che dovrà essere reciso con delle forbici da giardiniere e non strappato. Se si deve raggiungere la parte alta della chioma si può utilizzare lo svettatoio, un attrezzo costituito da un’asta in cima alla quale sono fissate delle cesoie. Possiamo costruircene uno fissando un’impugnatura delle forbici da giardiniere a un bastone (e legando l’altra impugnatura a uno spago robusto lungo quanto il bastone: tenendo questo in alto, si tira la corda e i fanno scattare le forbici sul rametto.

 

Numeri e ordine

I rametti così recuperati hanno però bisogno di essere contrassegnati. Un buon metodo consiste nel fissare a ognuno di essi un cartellino, del tipo usato dai negozianti per prezzare la merce, su cui si scriverà lo stesso numero scelto per contrassegnare la pianta da cui proviene il campione nella scheda albero. In questo modo saranno facilmente individuabili tutti i dati relativi alla stessa pianta. A questo punto i campioni saranno riposti con cura nella pressa portatile, facendo attenzione a non rovinare il materiale. Ricordatevi di usare fogli di carta da giornale per conservare i vari rametti. Via via che si inseriscono questi pacchetti nella pressa conviene fare in modo che gli spessori dei campioni siano distribuiti uniformemente un po’ su tutta la superficie. Le bacche si depositano nelle scatoline di plastica (non dimenticate di numerare anche queste); se avete campioni voluminosi potrete metterli anche in un semplice sacco di plastica bagnato all’interno.