
Per fare una buona
raccolta di legni non è possibile usare i rametti sottili perché non sono
sufficientemente significativi: dovrebbero avere un diametro di almeno 20
centimetri, la stessa dimensione che dovrebbe avere la rondella di legno di
un fusto. Per procurarsi questo materiale si può andare nei boschi alla
ricerca di una vecchia ceppaia o di rami caduti. Il materiale potrà essere portato
da un falegname, perché venga tagliato in rondelle spesse 2 o 3 centimetri.
Non si dimentichi, comunque, che la stessa falegnameria (o una segheria)
possono essere il luogo ideale per recuperare i tipi di legno più comuni.
Le rondelle si lucidano con la vernice di coppale per proteggerle dalla
polvere, e poi si fissano su un basamento dove compare l’etichetta con la
specie. È consigliabile proteggere il legno con prodotti antitarlo.

UN VOLUME DI LEGNO. Per avere una sezione di fusto
dove siano ben visibili gli anelli di accrescimento si può far tagliare il
legno a mo’ di libro (come appare nella figura accanto); in questo modo i
campioni si potranno conservare su scaffali, mentre sul dorso si applicherà
l’etichetta di riconoscimento.

LA
CONSERVAZIONE DELLE GALLE. Le galle sono delle piccole escrescenze, solitamente
globose ma anche di struttura stravagante, che sono prodotte dalla pianta
come reazione alla presenza d’insetti, di solito piccoli imenotteri o
acari. Questi piccoli organismi sfruttano a loro vantaggio questa strana
struttura vivendo e nutrendosi dei tessuti all’interno dell’involucro
protettivo. In molti casi certi insetti vivono associati solo a determinate
specie d’alberi. Anche le galle possono essere collezionate: se vengono
raccolte in autunno e poste in un luogo fresco si riuscirà anche a vedere
gli animali che vi abitano, perché sgusceranno fuori. La conservazione di
questi campioni non è difficile: le galle dure e secche, come quelle delle
querce, si potranno conservare così come sono; le altre, invece, piccole e
fragili, che si trovano sulle foglie, saranno pressate con queste ultime.
Per essiccare le galle morbide conviene utilizzare la sabbia silicea calda,
che asciuga rapidamente il campione.



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I
CALCHI DI GESSO. Se non è possibile reperire i
campioni da alberi morti conviene fare dei calchi in gesso. Ecco il
materiale occorrente: un martello, dell’argilla o della plastilina e un’assicella
sottile di compensato. Una volta scelto il tronco, si scattano delle foto o
si prende nota del colore della corteccia, quindi si appoggia sulla scorza
l’argilla già parzialmente stesa, premendo con forza: per fare un lavoro
uniforme si appoggia sopra l’assicella e si batte con il martello (1)
fig. in questo modo i solchi
della corteccia si imprimeranno con chiarezza sull’argilla. Si stacca
questo calco in “negativo” con molta attenzione; quando si è a casa gli si
darà una leggera curvatura (per simulare la forma del tronco), e lo si
chiuderà ai lati, ponendo sotto la sabbia per sostenerlo (2)
fig. Ora si prepara il gesso,
facendo un amalgama non troppo liquido che verrà colato nello stampo (3)
fig. per evitare che il gesso si
appiccichi all’argilla conviene porre un leggero velo di vaselina sullo
stampo. Quando il gesso si sarà indurito, toglietelo dallo stampo e
pulitelo con una spazzolina (4) fig.
Per avere un’immagine ancora più realistica della corteccia potete
dipingere il calco seguendo le foto staccate sul campo.
IL
RICALCO. Un modo economico e poco ingombrante per
conservare il disegno delle cortecce è quello di ricalcarle: si lega o si
fissa con dello scotch un foglio di carta al fusto dell’albero, quindi si
passa sopra un pastello a cera (disegno a sinistra), facendo apparire la
tessitura della scorza. I fogli relativi alle varie specie possono essere
conservati in un raccoglitore ad anelli.
