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SIAMO NELL'ANNO 1942: la guerra é incominciata da tempo.
Mi presento presso il distretto di Alessandria, destinazione CASALE Monferrato. Lì arrivo ed incomincio la mia peripezia; stento ad adattarmi, sempre con spirito ribelle; la disciplina mi pesa tanto che dopo una settimana me ne vado a casa prima del giuramento.
Tolleravano l'assenza rientrando prima dei tre giorni, tanti l'hanno praticata senza danno.
Io, dopo il rientro, mi trovo segregato in prigione per un mese.
Istruzione, niente libera uscita e dormire sul tavolaccio. Così, dopo uscito, scrissi alla morosa e le spiegai il motivo della mia prigione, ella mi rispose dicendomi che, se le avessi trovato un posto a servizio, lei sarebbe venuta a Casale.
Così io mi interessai, ed ella venne in una stazione di carabinieri, a servizio presso la signora del maresciallo.
Nel frattempo io fui messo nel reparto guastatori e pompieri: esercizi di lancio dalle torri nei teloni, su per le scale a corda e salti ad ostacoli, cose che facevo di mala voglia, così un bel giorno mi buttai fuori dal telo sui materassi di salvataggio, dando la colpa a giramenti di testa, dicendo di soffrire di vertigini; cosa che, in un primo tempo, dopo una visita, non credettero, così la ripetei alla prima occasione scivolando male negli scivoli e dimostrando svenimento dopo essermi in parte mezzo ubriacato.
Se ne accorsero e mi misero in cucina per un po' di tempo, esonerandomi dalle esercitazioni, poi rientrato al reparto mi trovai con i guastatori addetti agli esplosivi.
Lì non potevo scherzare, altrimenti saltavo in aria; così mi rassegnai fino a che con la fortuna mi trovai a fare domanda per un corso di specializzazione di meccanici ed elettricisti, con la prospettiva di andare in Africa, ed io presi questa opportunità, feci domanda essendo già segnalato dal distretto come professione elettricista.
Fui inviato a Torino, piantai pure la morosa perché seppi che se la spassava con qualche carabiniere; ella pianse ed io le dissi di venire a Torino, ma di cercarsi il posto se ci teneva a venire, cosa che lei fece puntualmente.
Raggiunsi Torino, caserma Cernaia, e iniziai il corso: avevo il mio istruttore, un tenente, che mi aiutava ad andare a casa sovente ed io gli portavo farina, uova e salame che mi dava mia madre, ed egli, quando era di servizio, chiudeva gli occhi nella camerata al sabato e domenica e io rientravo alla domenica sera.
Andai molto bene negli studi; mi meritai il II° posto in graduatoria, eravamo 110 in tutto, perché venivano selezionati i più volonte-rosi ed i raccomandati e perché il tenente ci teneva a che io facessi bene per mandarmi poi in licenza premio e trattenermi il più possibile a Torino.
Durò per tre mesi; fui promosso e mandato in licenza premio per 10 giorni.

Portai a lui un bel regalo in natura, direttamente in casa a sua madre, che ringraziandomi disse che suo figlio era contento di me e che mi avrebbe aiutato nel limite del possibile, ma di fare silenzio.
E così fu; mi evitò di andare subito in Africa e mi fece andare per premio alla centrale idroelettrica di LEMIE, valle di LANZO.
Così lì mi feci altri tre mesi di pratica alla centrale, sapendo poi di dover andare in Russia oppure ad altra destinazione ove necessitavano specialisti, così eravamo definiti, anche se con la V elementare, ma intelligenti (lo dico io).
Per mia fortuna, anziché in Russia, fui aggregato al genio zappatori con sede Ragusa, in Jugoslavia.
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