Scuola Media "L. Coletti" - Ipertesto sulla storia della donna realizzato dagli alunni di 3^A - Insegnanti: Fazzello-Gaino

Il Novecento: costume e società

Conquiste: Il lavoro

La condizione della donna per molti secoli nella storia è stata subordinata a quella dell'uomo e la battaglia per una effetiva parità è ancora aperta: in tutti i paesi in via di sviluppo, dall'America latina, all'Asia, all'Africa i suoi diritti sono ancora scarsi o inesistenti perchè non ancora affermati dalle costituzioni e dalle leggi o perchè inesistenti nella pratica non sono osservati. Dunque questa la lotta non è vinta e spesso è solo all'inizio. In Italia le donne hanno fatto molti sacrifici per affermarsi nel mondo del lavoro dimostrando la stessa preparazione e competenza degli uomini. Purtroppo i dati sull'occupazione femminile nel nostro paese dimostra che la parità non è stata ancora raggiunta. Fra tutti i paesi dell'UE l'Italia dopo la Spagna è quello che penalizza di più le donne; il tasso di occupazione italiano è del 41,8% e si distanzia dalla media europea soprattutto per effetto del più basso tasso di occupazione femminile: solo al 30,8%. Esiste anche una segregazione verticale che blocca i percorsi di carriera delle donne impedendone l'accesso a posizioni manageriali e largamente maggioritaria. La donna non acquisterà mai una reale parità se nella vita quotidiana il lavoro familiare non sarà davvero diviso equamente fra moglie e marito, quando entrambi sono lavoratori.

Il voto alle donne

Alla fine dell'ottocento le donne erano ovunque escluse dall'elettorato sia attivo (non potevano votare) sia passivo (non potevano essere votate, cioè elette). Dopo la seconda guerra mondiale avevano conquistato quasi dovunque il diritto di voto. Ci vollero più di cinquant'anni di lotte, proteste, scontri, arresti. La più nota fra le associazioni che si batterono perchè anche le donne votassero fu la WOMEN'S SOCIAL AND POLITICAL UNION, fondata nel 1902 da una signora inglese di Manchester, vedova di un dirigente laburista. Le militanti che si battevano per il diritto al suffragio furono così chiamate SUFFRAGETTE e divennero note in tutto il modo occidentale. Le tappe della conquista del voto alle donne riguardarono successivamente questi paesi: Finlandia, Norvegia, Danimarca 190; Gran Betagna (per tutte le donne maggiorenni) 1928; Francia e Italia 1946.

 

La separazione, il divorzio e l'aborto

Può accadere che il matrimonio entri in crisi e che i contrasti tra i coniugi siano così gravi da decidere di separarsi. Con la separazione il matrimonio non è definitivamente sciolto ma i coniugi non hanno più l'obbligo della coabitazione e della fedeltà reciproca; rimangono validi tutti i doveri verso i figli. Il divorzio è l'atto col quale il matrimonio viene definitivamente sciolto. In Italia è stato introdotto nel 1970 e può essere richiesto dopo tre anni di separazione, o quando uno dei due coniugi è stato condannato per reati contro i familiari o per reati che prevedono più di 15 anni di reclusione, oppure quando i coniugi non hanno rapporti sessuali. Quanto detto vale solo per il matrimonio civile mentre quello contratto col rito cattolico resta valido, a meno che non si ricorra all'annullamento concesso dalla Sacra Rota (il Tribunale religioso). L'annullamento si differenzia dal divorzio perchè non sancisce la fine di un matrimonio ma lo considera come mai avvenuto.
Sembra essere una conquista controversa. Infatti in occidente ha acquistato una forte rilevanza morale e religiosa per il contrapporsi delle posizioni cattoliche e femministe. Attualmente coinvolge anche la bioetica intorno ai concetti chiave di persona, vita, morte. A segiuto del referendum del 1978 esiste in Italia la legge 194 che consente l'aborto nei primi 90 giorni dalla gestazione. Tuttavia viene fatta salva l'obbiezione di coscienza del personale sanitario. Il dibattito continua (ed è difficile vederne la soluzione per ovvio incociliabili ragioni) sul diritto o meno della donna a decidere della vita umana, su considerare l'aborto un omicidio o meno. In tutto ciò è molto influente la posizione della Chiesa Cattolica per la quale il momento della fecondazione e quindi dello sviluppo dell'embrione, coincide con quello dello sviluppo della "persona".

I pantaloni

Oggi indossare i pantaloni è un fatto naturale, ma fino ad una trentina di anni fa ciò era oggetto di discussione. Tra le donne famose che contribuirono alla loro diffusione ci furono Coco Chanel e Greta Garbo. L'uso dei pantaloni spesso divenne una necessità soprattutto per le donne lavoratrici addette alle miniere in Inghilterra come in Sicilia. Fu una giornalista americana a lanciarli a fine '800. Era tuttavia già accaduto di doverli indossare durante la guerra civile americana, poi nel West e quindi nella grande guerra dalle prime soldatesse. Da qui arrivarono al mondo dello spettacolo per i rodei delle cow girls texane, per le arene messicane e spagnole dove davano spettacolo anche le "toreras". Pantaloni famossisimi furono quelli di Grace Kelly, principessa di Monaco, o di Brigitte Bardot o di Jacqueline Kennedy. In Italia fu Marella Agnelli, moglie dell'Avvocato, tra le prime ad indossare questo indumento. Una curiosità: i primi pantaloni della storia furono indossati da una donna greca nel 450 a.C. e tuttora, fuori del mondo occidentale, sono indossati dalle inquiline degli ultimi harem del mondo arabo.

Emancipazione

É l'effetto dell'ottenimento di diritti civili e politici pari all'uomo, nonchè delle condizioni di automantenimento volte a garantire l'indipendenza economica e materiale rispetto alla podestà altrui. Tale termine è tratto direttamente dalla legislazione che regola i rapporti con i figli che, appunto, raggiunta la maggiore età, si definiscono "emancipati".