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E' sera io e Jasmin stiamo preparando le valige per affrontare un viaggio verso l'Africa per fare un reportage sugli animali e sul loro modo di vivere; e naturalmente viene anche la nostra famiglia.
E' mattina, di fretta ci rechiamo all'aeroporto di Genova per prendere l'aereo diretto in Africa; dopo un po' di tempo io e Jasmin ci siamo addormentate non accorgendoci che l'aereo per l'Africa era atterrato. I nostri genitori erano talmente felici che si dimenticarono di noi due, così siamo rimaste sullo stesso aereo che ripartiva per l'Alaska.
Purtroppo grazie ad una perturbazione l'aereo ha perso i comandi ed è precipitato in Groenlandia nella quale ci hanno salvato due eschimesi che passavano lì vicino per fare la raccolta giornaliera di erbe medicinali. Siamo rimaste in coma per circa 20 giorni, curate notte e dì nell'igloo dai nostri nuovi amici, essi si chiamano Shiro e Sinaku.
Dopo una lunga notte tra la vita e la morte davanti alle porte del paradiso, ci siamo svegliate facendo loro una sfilza di domande ma, ahimè, senza risposte. Col passare di settimane siamo guarite grazie alla nostra buona volontà e alle medicine date da Shiro e Sinaku.
Intanto i nostri genitori arrivati in hotel si accorsero che mancavamo noi due, tutti disperati e tristi cercavano di capire dove eravamo finite e quando ci eravamo smarrite.
Prima di adattarci al loro ambiente io e Trini abbiamo faticato molto anche a vivere nell' igloo nel quale stavamo sempre nascoste e protette per paura che gli orsi bianchi ci attaccassero, ma non c'era il riscaldamento. Dopo pochi giorni io e Trini ci siamo abituate anche sul loro modo di vivere e cominciavamo a divertirci andando sempre a cacciarci nei guai.
Un giorno però di nascosto siamo andate a prendere medicine anzi a dire la verità a giocare lontano da casa ; verso il tramonto quando il sole è basso basso, ci siamo incominciate a preoccupare perché non trovavamo più la via del ritorno e sentendo delle strane voci pensavamo che fossero i nostri amici che ci chiamavano invece erano purtroppo due orsi che ci inseguirono per un lungo tratto ma poi riuscimmo a nasconderci e Sinaku che per caso vide l'orso uno lo ammazzò e l'altro riuscì a scappare. Tornate a casa ci siamo prese una bella anzi una brutta sgridata e per una settimana non siamo uscite dall'igloo, immaginate che noia; però finita la settimana di punizione promettendo di fare le brave siamo uscite non lontano da casa.
La nostra famiglia chiamò investigatori privati di ogni tipo, ma nessuno si faceva la più pallida idea che eravamo in Groenlandia, fecero ricerche su ricerche senza scoprire niente di noi due. Tempo dopo la nostra famiglia, vedendo il telegiornale, sentì che l'aereo era precipitato e perse così tutte le speranze, poiché avevano annunciato che non c'erano superstiti. Più il tempo passava più i nostri familiari si rassegnavano; mentre loro erano tristi, noi non ricordandoci le nostre origini abbiamo preso quel posto come la nostra nuova vita.
Il nostro più grande sogno era di aprire una grande pista di pattinaggio sul ghiaccio, per realizzarlo ci volevano tanti soldi (cosa che non avevamo). Per guadagnare fruttuosamente abbiamo cominciato con attività più modeste ma comunque redditizie. Come prima attività commerciale abbiamo aperto uno spaccio di esche per la caccia all'orso bianco, preparavamo panini al burro e salame. Dopo aver venduto tre o quattro milioni di esche al burro e salame abbiamo aperto un'attività di ricettazione legale di pellicce e denti di orso. E dopo aver comprato e rivenduto qualche centinaia di migliaia di pelli d'orso e cucchiaini in avorio d'orso eravamo ricche. Giorno dopo giorno guadagnavamo sempre più soldi fino ad arrivare alla somma necessaria per realizzare il nostro sogno.
Così gli operai, dopo il nostro via, iniziarono subito i lavori. Naturalmente continuavamo il nostro vecchio lavoro per comprare il materiale necessario per questa pista (anche se il ghiaccio là non costava niente). Finalmente dopo un lungo tempo di lavoro gli operai ci confermarono che la pista era terminata e che potevamo cominciare ad usarla.
Era la più bella pista circolare mai vista: misurava un Chilometro di diametro con tutt'intorno e sopra grandi luci per illuminarla a giorno, giorno e notte, specialmente di notte. Era attrezzata con segnali e semafori per favorire una pattinata sicura e prudente. Ogni 50 metri c'era un punto di ristoro con cibi bevande, bende, cerotti e lasonil.
Il giorno seguente abbiamo messo ogni cosa al proprio posto (pattini, bicchieri, bottiglie). Dopo molte pubblicità venne gente da tutto il mondo e quando andava via andava via soddisfatta. Uno dei tanti fine settimana incontrammo una coppia di anziani che ci venne vicino e ci raccontò la storia delle loro "bambine" che se fossero state vive avrebbero avuto la nostra età e avrebbero voluto fare il nostro stesso lavoro. Tra un discorso e l'altro venimmo a scoprire che erano i nostri ormai sperduti genitori che piansero di gioia all'idea di averci ritrovato dopo tanto tempo. E vivemmo tutti uniti e tenendo in vita il nostro sogno.
by Bonelli Annalisa e Paruzzo Elisa
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