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Un pollo viveva in un pollaio e a questo pollo davano molti privilegi in più che agli altri polli e galline. Questo pollo era un pollo molto grande perché gli davano molto da mangiare e perché era molto bello ( beato lui).
Il pollo faceva molti dispetti agli altri polli però il padrone di questo pollo lo vedeva ma non gli diceva niente. Il pollo se ne approfittava e picchiava anche le galline, però a quel punto i suoi padroni presero dei provvedimenti: gli davano sempre più poco da mangiare. Lui però continuava a fare così finché un giorno, prima di morir di fame, smise subito di picchiare. Così scorreva la vita quotidiana del nostro pollo Mario veniva di nuovo nutrito abbondantemente, lasciato libero, trattato bene dai padroni.
Mario il pollo non capiva che i suoi padroni gli davano da mangiare perché dovevano fargli fare una brutta fine. Ma il pollo una volta capì le intenzioni avevano i suoi padroni e allora scappò.
Andò in un posto lontano da casa e lontano dai suoi amici.
Ma dopo molti giorni il pollo si stufò di camminare e sentì la mancanza dei suoi adorati padroni e dei suoi amici e si incamminò per andare a casa. il pollo una volta tornato a casa era dimagrito ed i loro padroni lo presero per un pollo scappato da qualche altra parte perciò lo trattarono come gli altri polli perché non lo avevano più riconosciuto.
Tempo dopo il pollo diventò molto grasso e, per non farlo più scappare, lo ammazzarono e lo mangiarono a cena: i bambini il petto di pollo, i grandi il resto e al nonno ci diedero il brodo. Per questo si dice, quando uno è stupido, che è un pollo. Ma il pollo Mario non era stupido, però si sentiva solo, perciò tornò dagli amici e finì in pentola.
by Somano Luigi, Massucco Manuele e Brizzi Fabio
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