Questi stages hanno un'impostazione
fondamentalmente teatrale, ma questo non significa che non facciano
parte del lavoro del clown o che lo riguardino solo marginalmente:
è chiaro che gli accenti, in questo caso, vanno spostati sui registri
comici di ogni situazione, ma gli elementi costitutivi di esse sono
esattamente i medesimi, si tratti di Amleto o di Arlecchino.
Lo stesso grammelot (e qui ribaltiamo il discorso), generalmente pensato
come artificio comico per eccellenza, nasconde tra le sue pieghe forti
possibilità drammatiche.
Non è necessario essere attori
navigati per partecipare a questi stages: anzi, anche chi fosse totalmente
digiuno di palcoscenico ma comunque attratto da questo affascinante
mondo della finzione assolutamente reale potrà avere accesso all'iniziativa.
In fondo si tratta di fare
una full immersion non solo nel gioco teatrale ma anche nel quotidiano
guazzabuglio della comunicazione, dei linguaggi verbali e non verbali,
di una parola inventata sul momento, di un gesto nuovo ma profondamente
nostro.
Può anche accadere che qualcuno
riesca a dire quel che non aveva mai saputo di sapere. Intrigante,
no?