Numero Zero

Anno 2 n.5

febbraio '98

 

ELAMRON

Uno dei bisogni delle istituzioni educative, e della scuola in particolare, è quello di strutturare ed omologare in base ad un presunto modello pedagogico ritenuto ideale e valido per tutti.

In ambito scolastico questa convinzione si traduce in proposte didattiche ripetitive ed identiche per ogni bambino: schede e ancora schede, per tutte le attività, dall'educazione musicale all'educazione psicomotoria, passando per lingua, matematica e tutto il resto. Le fotocopie sono un po' il simbolo di questo modo di fare scuola: proposte identiche, incolori, rivolte a bambini che dovrebbero crescere tutti uguali senza il riconoscimento di alcuna differenza, nemmeno la più evidente, quella di genere.

L'individualità, la diversità, la straordinarietà nascosta non trova molti spazi e possibilità per uscire allo scoperto; resta spesso celata (…) e per emergere ha bisogno del paziente lavoro dell'adulto educatore. È necessario ricominciare a osservare con sguardo attento per cogliere e favorire la genialità di ciascuno. (…)

Recuperare spazio per la creatività e l'immaginazione vuol dire consentire alla diversità e alla originalità di manifestarsi con modalità espressive proprie. È difficile, per chi si occupa di educazione, accogliere l'idea della pluralità di risposte agli stimoli proposti. I comportamenti divergenti suscitano ansia e l'omologazione è una delle modalità con le quali questa ansia può essere contenuta.

Liberare la propria individualità profonda consente anche la libertà di accogliere altre individualità, permette di maturare la capacità di vivere "da altri" superando mortificazioni e livellanti integrazioni.

Noi adulti nei confronti dei bambini siamo frequentemente affetti da miopia e sordità e quando ci capita un bambino che guardando lontano ci indica la luna noi adulti, come gli imbecilli del proverbio cinese, guardiamo il dito e non la luna. E lo facciamo semplicemente perché i bambini non li conosciamo, non li ascoltiamo, non li frequentiamo. E ci atteggiamo da sapienti solo perché abbiamo letto qualche libro che parla di bambini, e spesso, consapevoli della nostra ignoranza, cerchiamo di nasconderla mascherandoci da esperti e indossando gli abiti dello studioso. §

L'ascolto indifferenziato toglie spessore alla comunicazione, vanifica ogni connotazione e mette in rilievo solo gli elementi più superficiali e banali. ª

§da "Il bambino fra autorità e libertà - Il potere degli adulti - S.Spaggiari, Ed. Volontà

ª rid. ad. CEM/MONDIALITÀ - OTT.97 pag. 14 e segg. Anno 2 n. 2 novembre 97

 

Normale?

Papà

Cosa vuol dire

un bambino

normale?

C'era una volta

un signore

orgoglioso e potente.

Fece un giardino di rose

le più belle del mondo

e

la durezza di un muro

teneva il mondo lontano.

Bussarono al suo cancello

trifogli e violacciocche

papaveri e ranocchi

e un bastardino

strabico e allegro

e mille

erbe curiose.

Non poterono entrare.

"Normale"

è una parola - cancello.

M. Bolognese

 

NORMALE !

<< I piedi vengono avvolti in una pelle morbida e in una molto rigida. Quella morbida è per lo più elastica e si adatta facilmente al piede, al contrario di quella rigida. Anche questa è fatta con la pelle di un robustissimo animale, la quale viene lasciata a bagno nell'acqua, poi raschiata con un coltello, battuta e stesa al suolo fino a che si è completamente indurita.

Con questa il Papalagi si costruisce poi una sorta di canoa dal bordo molto alto, grande giusto quanto basta per farvi entrare il piede.

Queste barche da piedi vengono poi legate e allacciate con cordoni e ganci intorno alla caviglia, così che il piede resta chiuso in un rigido guscio, come il corpo di una lumaca di mare.

Queste pelli da piedi il Papalagi se le porta addosso dal levar del sole fino al tramonto, con esse fa i suoi viaggi, danza e le porta anche quando fa caldo come dopo la pioggia tropicale.

Poiché tutto ciò è assai innaturale, come il bianco del resto ben comprende, e rende i piedi come morti, tanto che cominciano a puzzare, e poiché in effetti la maggior parte dei piedi europei non sanno più afferrare una cosa o arrampicarsi su una palma, per tali ragioni il Papalagi cerca di nascondere la sua follia ricoprendo la pelle di questo animale, che naturale sarebbe rossastra, con molto sudiciume, che poi rende lucido a furia di strofinare, così che gli occhi non possono sopportare il luccichio e si volgono altrove>>.

Tuiavii di Tivea, Papalagi, Millelire Stampa Alternativa

 

Normale

Nell'analisi dell'istituzione scolastica risalta tutto il paradosso dell'uguaglianza, così come essa si è andata strutturando all'interno della cultura occidentale.

L'eguaglianza nasce come aspirazione dell'individuo ad abbattere i privilegi del potere costituito, a cancellare le gerarchie storicamente affermate: nasce come determinazione di ogni individuo ad essere considerato, nella sua diversità uguale agli altri.

Ma ecco il paradosso: è l'uguaglianza che deve garantire la diversità, difendere cioè l'unicità e la validità di ogni esperienza, negando le gerarchie.

M. Callari Galli, Lo spazio dell'incontro, MELTEMI