NUMERO Zero

 anno1 n.4 - febbraio1997

 

Sportello alunni nomadi e stranieri

Direzione Didattica di Bariano

tel. 0363.95.055 fax 0363.94.10.75

Via Locatelli, 1 24050 BARIANO

 

Le altre culture

incontro con Karim Beyza

Un gruppo di persone intorno ai tavoli attente e partecipi nell’ ascolto di una esperienza di vita.

Questo è accaduto venerdì 31 gennaio in un locale della scuola elementare di Covo dando avvio ad una iniziativa che prevede altri incontri, altre storie.

Nel silenzio della scuola avvolta da nebbie padane eccezionalmente dense, Karim Beyza ha narrato la sua storia a chi quelle nebbie aveva affrontate anche per chilometri mosso da curiosità, interesse umano o culturale.

È stato un parlare pacato, con pause per cercare le parole e, forse, per contenere l’ emozione di un ricordo, pause che nessuno dei presenti ha interrotto perché, probabilmente, sentiva che sarebbe stato stonato, allora, ogni commento che avrebbe spezzato l’ atmosfera che l’ affabulazione di Karim aveva reso tesa emotivamente.

Le parole sono venute dopo, a narrazione conclusa, parole di domanda, di chiarimento, di riflessione ad alta voce, parole anche allegre di ironia per sdrammatizzare con una battuta problemi grandi, importanti, difficili, legati a queste storie.

Che cosa fare per contribuire a migliorare la qualità di vita di queste persone?

Da dove cominciare?

Nessuno, pensiamo, può offrire soluzioni preconfezionate a questa situazione di forte impatto sociale; noi lavoriamo per favorire l’ incontro, il dialogo, la conoscenza dell’ altro. Un percorso lungo e difficile, di portata storica, certo, ma ... che non sia questa una, forse la migliore, delle soluzioni?

 

Riceviamo da Karim

Quando mi è stato proposto di raccontare le esperienze di vita che mi hanno portato qui dai luoghi delle mie origini, dove vivevo convinto di aver avviato un percorso lineare di vita, mi sono chiesto quale utilità potesse avere il mio racconto.

La risposta che, dopo aver pensato, mi sono dato è questa: conoscersi rende meno diffidenti, conoscere i problemi dell’ altro significa anche mettersi nel suo punto di vista capirsi di più insomma, ecco questo è il senso del mio contributo.

La mia storia è solo "una" certo, ma in tutte queste storie ci sono "cose comuni" (ricordate la valigetta dei documenti?) e di queste si può parlare.

Sono molto contento di come è andata la serata, penso che se mi sarà possibile sarò presente agli altri incontri con la speranza di contribuire a questo " Progetto Stranieri".

Ma una cosa voglio dire prima di concludere, trattandosi di una iniziativa nata nella scuola sarebbe interessante far parlare i ragazzi, figli di immigrati, che hanno già vissuto qui esperienze scolastiche, potrebbero essere di aiuto a chi lavora nella scuola per capire meglio come si può andare incontro a chi queste esperienze le vive o le vivrà.

Credo che si possa considerarne l’ opportunità. Ringrazio per l’ occasione che mi è stata data e chi ha partecipato nonostante l’avversità della nebbia e ... arrivederci.

Quale il ruolo della scuola ?

La scuola può trovare risposte alla complessità sociale?

La scuola è in grado di ricomporre la frammentazione culturale?

Come si dovrebbe caratterizzare l’ intercultura a scuola?

Sono domande che sembrano essere senza risposta. A volte però il soffermarsi a riflettere su ciò che si può già da ora fare, può aiutare a chiarire meglio da dove cominciare.

La nostra società si va sempre più connotando come crogiolo di culture e questo fatto, dato che ognuno di noi vi è dentro, può portare ad una crisi, da un lato, di identità culturale e dall’ altro ad un senso di spaesamento riconducibile ad una crisi più o meno profonda del senso di appartenenza.

Sempre più frequentemente infatti veniamo provocati dal quotidiano, quando la contiguità con il diverso ci pone nella condizione di pensare, di capire, di comprendere culture lontane in luoghi vicini.

La scuola rappresenta un luogo privilegiato dove è possibile accogliere il diverso senza giudicarlo, dove ogni cultura o sottocultura può essere riconosciuta nella sua propria dignità, dove attraverso la possibilità di lavorare per progetti con risorse organizzative consone è possibile operare quei cambiamenti auspicabili senza nulla stravolgere.

La comunicazione nella sua più vasta gamma di aspetti (iconica, orale, gestuale, mimica) può e deve sostenere e promuovere questo cambiamento in cui la cultura diventa conoscenza che si fa azione, perseguimento del senso della vita e soprattutto sistema di riferimento valoriale.

Avendo assunto la validità di ogni cultura si rende necessario sottolineare, e con forza, che nell’ approccio interculturale nessuno è inutile, il che equivale a dire che tutti devono essere accolti con i loro limiti e le loro risorse.

Nello specifico scolastico è fondamentale pensare ad una didattica che non può essere omologante, ma deve facilitare la costruzione di sé di ciascun alunno.

Ne deriva l’ importanza di conoscere le aspettative che ogni famiglia ha nei confronti dei propri figli e la necessità per la scuola di progettare percorsi possibili proprio in funzione di tali aspettative.

Come sostiene G. Favaro nel Decalogo del Diritto all’ istruzione dei bambini stranieri "Particolare attenzione deve essere data alla relazione e alla comunicazione con i genitori immigrati per permettere a tutti di esprimere aspettative, dubbi, domande, paure e per costruire insieme un progetto comune, a partire da radici, storie e memorie differenti".

Ed ecco che si pone fortemente alla nostra attenzione il discorso sulla qualità dell’ insegnamento. Il tempo scolastico non può essere tempo perduto per nessuno.

L’ insegnante deve tenere nel dovuto conto che il suo insegnamento si colloca all’ interno di un sistema complesso in cui vari fattori come il clima della classe, l’ attenzione all’ intervento didattico, la flessibilità della progettazione dei curricoli rappresentano le carte vincenti di quella crescita verso l’ autonomia intesa come libertà e corresponsabilità, sapere per condividere, conoscere per creare nuovi significati, che la scuola deve promuovere per ciascun alunno, sia esso straniero o italiano.

È nel progetto di classe che si gioca la prima, non la sola, e forse più importante partita per l’ integrazione.

È nella classe che si promuove l’ autonomia di ciascuno, dove tutti, anche svolgendo compiti diversi, calibrati sulle proprie abilità, si possono rendere consapevoli che se "sono qui è perchè so fare questo" e ognuno può dare il meglio di sé.

Ecco allora che le discipline diventano strumentali alla costruzione della personalità dell’ alunno, i contenuti valoriali e non banalizzanti, diventano contestualizzabili alla sua vita, gli agganci con la realtà giustificano la fatica che la scuola chiede a ciascuno.

È superfluo concludere dicendo che questa è la funzione educativa della scuola e che il nodo critico di questo approccio è rappresentato dalla capacità professionale e dalla qualità delle relazioni.

Proposte bibliografiche per fare educazione interculturale

L’orologiaio matto - Calendario e guida didattica -

(L. 10.000 + L. 10.000) da richiedere al n° tel. 02/ 9503406

Presenta le feste e i calendari buddista, cristiano, ebraico, induista, islamico. Inoltre dà indicazioni sulla storia, le tradizioni e il rapporto con il tempo di bambini e adulti nel mondo.

Per eventuali richieste e/o segnalazioni si può contattare l’ ins. responsabile G. Villa.

Se invece desiderate dire la vostra scrivete oppure inviate un fax c/o la Direzione Didattica di Bariano - via Locatelli, 1 al n° 0363/941075.