CAIO VALERIO CATULLO.



Della sua vita non sappiamo quasi nulla. Era amico di Cesare, aveva una villa sul Garda, a Sirminione nella quale Cesare stesso fu spesso ospite.Quando Catullo arrivò a Roma, giovane e idealista, fu preso dalla vita che la grande città consentiva. Faceva parte del gruppo dei poetae novi, i quali si prefiggevano di fare una poesia dal contenuto disimpegnato, breve nella forma. Ma a differenza degli altri – nonostante lo studio che c’è dietro ogni componimento - non traspare l’impegno, ma sincerità di sentimenti. I temi preferiti erano l’amore, le donne, gli amici, la presa in giro alla politica. Catullo non risparmiò nessuno, né Cicerone – che era apertamente critico verso questa forma di poesia e quegli ideali di vita- né Cesare, amico, che non se la prese visto che sapeva stare allo scherzo. Catullo amava teneramente il fratello, morto nella Troade, a cui dedicò una poesia davvero triste. La passione della sua vita, quella che forse lo spense, fu per Clodia. Nobildonna di costumi fin troppo facili, bellissima, ricambiava il sentimento assoluto di Catullo secondo l’umore. Questa passione così tormentata rende le poesie dedicate a Clodia, da lui chiamata Lesbia – in omaggio all’isola di Saffo, poetessa sensibile. Nei Carmina di Catullo si trova anche un poemetto, poesie ingiuriose piuttosto pesanti. Probabilmente proprio a causa del contenuto molte poesie sono andate perse, e comunque sono ritornate alla luce tardi: non bisogna dimenticare i monaci, che gestivano quel tanto di carta che si poteva usare nei secoli bui.

MARCO ANTONIO.



Era esuberante, vivissimo, un po’ rozzo, amante di tutti i piaceri della vita. Nacque nell’83 a.C. e la sua carriera nacque e si snodò nel nome di Cesare. Fu in Gallia a prestare servizio nel suo stato maggiore tra il 52 e il 51, poi amministrò gli interessi di Cesare a Roma, quindi combatté a Farsalo come capo delle truppe. Nel 44 a.C. egli era console, dunque prese in mano la situazione quando il suo collega fu assassinato. Gli furono consegnati i testamenti, amministrò le esequie di Cesare senza regolarsi. Ovviamente non vedeva di buon occhio il giovanissimo Ottaviano, che voleva essere l’erede di Cesare non solo designato, ma anche nei fatti. Risultato fu un accordo, un nuovo triumvirato, per vendicare Cesare e colmare il vuoto di potere. L’interesse dei senatori si concentrò proprio su queste figure: se il non proprio moralista Antonio era stato il braccio destro di Cesare, Ottaviano ne era diventato il figlio ma, così giovane, speravano fosse più soggetto alle influenze delle idee degli anziani. Le Filippiche – orazioni pronunciate da Cicerone contro Antonio che prendono il nome da quelle che Demostene pronunciò contro Filippo il macedone – ribadiscono sempre la dissolutezza di Antonio e la bravura di Ottaviano. Il triumvirato – Antonio, Lepido e Ottiaviano- questa volta Cicerone pagò cara la sua avversione ad Antonio, con il favore del pupillo Ottaviano. Quando però Antonio si lega a Cleopatra, inizia a curarsi delle province dell’est, a scegliere un tipo di vita greco, si fa preda di Ottaviano, che può orchestrare una propaganda negativa su di lui, anche perché nel frattempo Lepido era stato emarginato, per la seconda volta nella storia un triumvirato non esisteva più, ma solo due uomini opposti e pronti a darsi battaglia. Battaglia che vedrà le truppe di Antonio e Cleopatra sconfitte ad Azio, nel 31 a.C. Antonio si suicidò ad Alessandria nel 30 a.C. Si chiuse così una lunga serie di guerre civili iniziate già con Silla, con la morte di molti uomini, e di quella che fu la Roma repubblicana.

OTTAVIANO.



Quello che noi conosciamo come Augusto si chiamava in verità Ottavio, era figlio di Azia e Filippo, due bravi e modesti genitori. Azia era figlia di Giulia, sorella di Cesare. E qui la vita del tranquillo giovinetto - fin da piccolo molto intelligente - svolta, perché il prozio Cesare non solo si interessa e si affeziona a lui, ma lo adotta nel testamento come suo erede legittimo. Il 15 Marzo il giovane Ottavio diventa Caio Giulio Cesare Ottaviano. Augusto è un titolo onorifico che gli verrà tributato quando divenne imperatore. Per quel che interessa il nostro periodo viene da chiedersi se per Cesare fosse, di nuovo, solo una pedina interessante o anche qualcosa di più. Passò con lui in tenda, o in assenza di lui ma a casa di Cesare, lunghi periodi. Tutti insistevano sulla sua giovinezza. Doveva avere un che di inquietante per l’aspetto angelico e l’intelligenza. Cesare sapeva che, a differenza di lui, Ottavio era meno generoso, se è possibile più calcolatore ma con grazia, quindi si curò perché avesse la migliore istruzione: Ottavio non aveva la mente del generale, ma dell’uomo di Stato. Anche qualcosa di più dell’uomo di Stato. Alla morte di Cesare, nonostante fosse giovanissimo e praticamente solo, riuscì a prendere in mano la situazione, o meglio a toglierla dalle mani di Antonio, formò con lui e Lepido un nuovo triumvirato, fecero nuove guerre civili che non risparmiarono proscrizioni, poi Ottaviano si trovò solo contro Antonio, vinse ad Azio nel 30 a.C. e divenne primo imperatore. Le resistenze più dure in questo senso erano state abbattute da Cesare, dalla sua attività e dal suo sangue, ma Ottaviano Augusto riuscì a dare forma concreta a quello che poteva essere un impero, a raggiungere un equilibrio. Senza pietà, ma con moderazione: una contraddizione assurda che però fece di lui il solo imperatore delle stirpe Giulio - Claudia che morì di vecchiaia nel suo letto, circondato dalle persone a lui più care.

LUCIO CALPURNIO PISONE CESONINO.



Questa è la Villa dei Papiri dove risiedeva Lucio Calpurnio Pisone Cesonino.

Nacque nel 100 a.C. e per molti anni non si sa nulla di lui finché diventa console grazie all’appoggio politico di Cesare, del quale nel frattempo era diventato suocero, dandogli in sposa la figlia. Non si può dire che abbia brillato come politico, se non che fu uno dei pochi ad avere il coraggio, dopo la morte di Cesare, di chiedere ad un Senato confuso e indeciso, un degno funerale. Sappiamo, politicamente, anche del suo scontro con Cicerone che contro di lui pronunciò "In Pisonem", orazione piuttosto violenta nella quale si scaglia contro Pisone e Gabinio (responsabili del suo esilio) prendendosela anche con gli epicurei. Unendo questa orazione ai resti archeologici e letterari, si sa qualcosa in più della sua vita. Sua era la magnifica Villa dei Papiri che si trova sotto il Municipio di Ercolano. Dai difficoltosi scavi sono stati reperiti – oltre a importantissimi papiri che conservano piccoli trattati sull’epicureismo, ma forse qualcosa a Pisone stesso- anche molte opere d’arte. Indubbiamente non tutto il rinvenuto era di sua proprietà, perché la vita nelle città vesuviane si fermò dopo più di un secolo. Tuttavia la villa fu tenuta da un figlio, console nel 15 a.C, ma ci sono almeno due generazioni di proprietari. Purtroppo gli scavi sono molto difficoltosi. Considerando, comunque, l’età per il consolato, per iniziare la vita politica, abbia preferito maritare una figlia piuttosto che avvalersi dell’aiuto di un figlio. Probabilmente, quando la cara Calpurnia aveva circa diciotto anni, questo figlio maschio non era ancora nato. Nulla di strano se si pensa che i nobili dell’epoca si sposavano più volte anche molto tardi.
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PUBLIO CLODIO PULCRO.



Patrizio sfrenato, potrebbe essere considerato un Pierino la peste, se solo non avesse creato tanti gravi disordini. Che i suoi modi di contestazione non fossero ortodossi si vide già quando fomentò un ammutinamento nell’esercito di Lucullo, che per altro era suo cognato. Inoltre il suo vero nome era Claudio, ma si fece chiamare Clodio e spinse una famiglia plebea ad adottarlo, per poter arrivare al tribunato. Fece scoprire la sua pasta già per la storia del sacrilegio ai riti della Bona Dea. Erano riti per sole donne, che si tenevano a casa del pontefice massimo. Quindi a casa di Cesare, che allora era sposato con Pompea, donna della quale sappiamo ben poco. E Clodio, per incontrarsi con lei, si introdusse ai riti vestito da donna. Ma la sua voce virile fu riconosciuta. Ci fu un processo per sacrilegio, ma Cesare fece assolvere tutti, anche Pompea , ripudiandola però con la motivazione che “la moglie di Cesare deve essere al di sopra di qualunque sospetto”. Cesare aveva messo gli occhi su Clodio, infatti sia lui che Pompeo ne favorirono l’adozione da una famiglia plebea e fecero sì che fosse eletto tribuno della plebe nel 58, e contribuì a mandare in esilio gli avvelenatissimi Cicerone e Catone.Tuttavia Clodio si svincolò presto dai triumviri , e anzi li osteggiò sia con la propaganda sia con la violenza fisica, creando vere bande popolari. Quando Cicerone tornò dall’esilio il potere di Clodio – nel frattempo contrastato dalle bande armate di Milone, assoldato da Pompeo- diminuì, ma continuò a far danni e creare disordini finché nel 52 a.C. rimase ucciso negli scontri, i suoi seguaci per tutta risposta incendiarono il Senato, cosicchè Pompeo divenne console unico e così via. La sorella di Clodio era proprio la Lesbia amata da Catullo, che non si faceva certo mancare anche lei di incendiare Roma come poteva.
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CAIO SALLUSTIO CRISPO.

Ricordiamo quest’uomo come storico, le cui opere non hanno tanto valore per l’obiettività, quanto per il giudizio morale che ci arriva e la particolarità dello stile di scrittura. In politica, Sallustio ebbe tutte le sfortune. In compenso, ebbe una sola, grande fortuna: era amico di Cesare. Accusato di estorsione mentre era al comando della provincia d’Africa, se la cavò solo grazie a Cesare. Ma da allora, onde evitare di fare altri danni, rimase fuori dalla vita politica. D’altronde aveva preso quello che gli serviva, e nei suoi splendidi Horti con villa si dedicò a scrivere varie opere: La guerra contro Giugurta, La congiura di Catilina che sono pervenute fino a noi, poi delle Storie relative agli avvenimenti del 78 a.C, che non ci sono pervenute, e infine delle Epistulae ad Cesarem senem, sicuramente spurie, perchè comunque seguono il filone fazioso e moralista che aveva intrapreso.
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CRASSO.



Crasso è passato alla storia come “Il ricco” e ricco lo era davvero. Nacque nel 115 a.C. da famiglia nobile, passò dalla parte di Silla durante le guerre con Mario, ma quello che lo fece arricchire enormemente erano le sue attività di speculazione sui palazzi: infatti le proprietà dei proscritti da Silla passarono tra le sue mani, e trovare palazzi crollati di cui rivendere il materiale era, a Roma, all’ordine del giorno. Nel 72, con sei legioni, fu lui ad annientare Spartaco e gli schiavi ribelli. Nel 70 fu console insieme a Pompeo, e bisogna dire che i due tanto non andarono d’accordo che Virgilio ricordò, anni dopo, di essere nato sotto ‘quel’ consolato. Quando anni dopo entrò nel triumvirato poté ottenere cariche e soprattutto un relativo accordo con Pompeo. Il triumvirato era un accordo quasi perfetto, dato che i tre componenti (Cesare, Pompeo e Crasso) avevano l’uno bisogno dell’altro e comodo di tenere a bada il vicino, in vista delle loro qualità. Era un accordo quasi perfetto perché con gli anni le qualità umane e politiche cambiano, e fu allora che il triumvirato andò in crisi. Nel 55 Crasso volle intraprendere una spedizione contro i Parti, ma fu sconfitto in maniera tragica. Fu ucciso, la leggenda dice, dall’oro fuso che i nemici gli colarono in gola. Quasi come se, nei secoli, la ricchezza torni come contrappasso. Non possiamo sapere se sia successo veramente – certo in guerra non si rispettava - il galateo, però la sua caratteristica di ricco torna proprio alla fine e per sempre, per lasciarlo così alla posterità.
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