LA SUA STORIA. Cesare nasce a Roma il 100 a.C. Di nobili origini, ancora giovanissimo sposa Cornelia, figlia di Cinna, luogotenente di Mario, scatenando così le ire del potente dittatore Silla. Si reca poi in Asia per compiere il servizio di leva. Quando torna in patria deve sostenere le accuse di concussione contro di lui dall'aristocratico Dolabella. In questo episodio fu messa in luce tutta l'arte oratoria, la freddezza e la calma di Cesare. Cesare si adegua subito alla vita politica di Roma, avendo subito contrasti nei confronti dell'oligarchia e fu subito favorevole a grandi cambiamenti nello Stato. Nel 68 in Spagna, fu il questore. Continuò poi come edile, guadagnandosi il favore del popolo con grandi feste e spettacoli. Nel 66 fu eletto pontefice massimo, la carica più alta nel sistema religioso del periodo, molto legata alla vita politica. In questi anni fu spesso coinvolto in tribunale per via della congiura di Catilina. Nel 62 ottenne la carica di pretore;nel 61 invece ottenne il governo della Spagna. In questo periodo ripudiò la seconda moglie Pompea perché coinvolta nello scandalo con Clodio. Intelligentemente trattò quest'ultimo con gentilezza, mirando all'appoggio politico che poteva guadagnarne dall'amicizia. Nel 60, chiese al Senato la carica di console, ma non gli fu accordata per colpa del suo nemico Catone. Cesare, comunque, arrivò lo stesso al potere grazie a quella alleanza che in seguito sarà definita come primo triumvirato. Fece un'accordo con Pompeo Magno, e Marco Licinio Crasso, entrambi personaggi potentissimi. Cesare sposava per la terza volta Calpurnia, figlia di Lucio Calpurnio Cesonino; contemporaneamente dava in sposa Giulia, la propria figlia, a Pompeo. L'accordo portò i suoi frutti, e nel 59 Cesare fu eletto console. Da questo momento in poi darà prova delle sue doti militari e politiche. Dalle guerre che dovette sostenere, la guerra gallica (59-50) e la guerra civile (49-46); ne uscì sempre vincitore consolidando il suo enorme potere. Le sue capacità politiche si dimostrarono nella grande opera di trasformazione dello Stato che fu in grado attuare; grazie alla carica di dittatore che gli fu concessa a vita nel 44, poté instaurare una forte politica che entrava in tutte le classi, in grado di amministrare un grande impero. La società fu completamente stravolta, sia per quanto riguarda la mentalità della gente, sia in termini di espansione. Cesare era diventato quasi un dio in terra. La sua carriera fu interrotta da Marco Bruto Cassio e dai suoi collaboratori, preoccupati dal clima di dittatura che si era venuto a creare. Alle Idi di Marzo del 44 a.C. Cesare venne ucciso da una congiura attuata all'interno del Senato.

LE SUE CONQUISTE E LE RIFORME. La regione di cui era Governatore controllava il lato settentrionale della potenza romana. Una regione a contatto con tribù turbolenti, come i Galli, i Germani ed i Belgi. Era la stessa frontiera settentrionale da cui, secoli prima, erano transitati quei Galli giunti quasi alla conquista del Campidoglio. Le turbolenti provincie gli dettero l'occasione di mettere in luce le sue capacità di condottiero militare con una serie di otto campagne che dureranno per ben nove anni. Nei successivi quattro anni sarà impegnato nella guerra civile contro Pompeo. Splendido fu il rapporto con i suoi soldati. Curava in modo particolare l'abbigliamento militare perché considerava l'eleganza importantissima ed un messaggio di potere. Anche alla sua truppa imponeva armature finemente ritoccate. Parlava sempre con i suoi Soldati prima di una battaglia o di un evento importante. Lo faceva per esaltarli e per spiegare dettagliatamente la battaglia. Anche in occasione della grave decisione di iniziare la guerra civile contro Pompeo, si determinò all’impresa solo dopo “aver conosciuto la volontà dei soldati”. Con i suoi uomini fu generoso, ma da loro pretese molto. Ne raccolse la fedeltà e la devozione in lunghi anni di tanto impegno. I suoi famosi Veterani marciavano e brontolavano. Come fanno tutti i bravi e disciplinati soldati. La vita dei suoi uomini gli fu sempre cara, pur trascinandoli in imprese eroiche, disperate e rischiose. Impressiona la limitata entità delle sue perdite anche nelle battaglie più difficili. A Farsalo, la sua vittoria più amara, ebbe 200 morti a fronte dei 15.000 morti e 24.000 prigionieri delle truppe pompeane. A Munda, in Spagna, la sua ultima vittoria, ebbe 1000 morti contro i 30.000 morti pompeani. Altra sua caratteristica primaria fu la velocità di pensiero e d’azione, assolutamente sorprendenti. Ciò, insieme alla ricerca della sorpresa, disorientò tutti i suoi avversari. In un periodo in cui le guerre si svolgevano, prevalentemente, di giorno e, sicuramente, nella bella stagione, si mosse più volte in pieno inverno per attraversare il Mediterraneo, le Alpi innevate, il Canale della Manica. In qualche caso, come a Munda, in Spagna, fu addosso all’avversario prima ancora che questi venisse a conoscenza della sua partenza da Roma. Sua preoccupazione fu poi l’addestramento. Il Legionario romano doveva essere un formidabile camminatore ed un eccezionale zappatore. Solo così furono possibili movimenti a velocità doppia rispetto all’avversario e lavori di fortificazione che assomigliano ad opere d’ingegneria militare. Fu il primo a gettare un ponte di legno fisso sul Reno, opera mai tentata in precedenza. Fu una realizzazione immane, completata in soli 10 giorni. Era lungo oltre mezzo chilometro e spaventò i Germani convincendoli della potenza di Roma. Quando non poteva costruire ponti, deviava il corso di fiumi o scavava canali per ridurre il livello delle acque e rendere possibile il guado. Fu il primo romano a condurre una battaglia navale nell’Atlantico e fu il primo a condurre una flotta oltre il Canale della Manica per un’azione contro una tribù della Britannia. Infine, stupisce, nelle battaglie di Cesare, la sua quasi costante inferiorità numerica.Le vittorie trovano spiegazione nella capacità del grande Condottiero. Dalle vittorie di Cesare cominciava anche la romanizzazione della Gallia. La Francia deve a Roma ed a Cesare non solo il suo ingresso nella civiltà mediterranea, ma anche la salvezza e la conservazione di quegli elementi celtici che Roma rispettò. Si trattava di una grande opera che doveva dare all'Europa occidentale l’indelebile impronta latina e determinarne per secoli il pensiero e l'azione. La battaglia di Farsalo ebbe luogo nel 48, nella guerra civile. Per questo fu la vittoria più amara. Ancora una volta, la brillante vittoria seguiva ad una sconfitta. Cesare aveva assediato le forze pompeane rinchiuse a Durazzo, ma queste erano riuscite a rompere l’assedio. Anche in questo caso, Cesare si fece inseguire fino a raggiungere il punto prescelto per la decisione finale. Aveva 22.000 fanti e 1000 cavalieri. Pompeo aveva 45.000 fanti e 7000 cavalieri. Lo sviluppo della battaglia fu esattamente quello ipotizzato di Cesare. Dopo lo scontro delle masse di fanteria centrali, la Cavalleria di Pompeo tentò l'aggiramento d'ala. Ma qui si scontrò con la poca Cavalleria romana e con lo schieramento delle coorti. Le Coorti resistettero egregiamente e la Cavalleria romana passò al contrattacco. La Cavalleria pompeiana fu messa in fuga e le stesse sei coorti potevano girare ed assalire alla spalle la fanteria di Pompeo. Cominciò allora lo sbandamento e la fuga disordinata. Pompeo fuggì. Grazie alla manovra brillantemente ideata ed eccellentemente eseguita, Cesare ebbe solo 200 morti, mentre 15.000 furono quelli delle Truppe pompeiane 24.000 furono i prigionieri. In poche ore di combattimento l'esercito di Pompeo si era dissolto. Munda, in Spagna, fu la sua ultima battaglia. Avvenne nel 45.Durante i quattro anni della guerra civile (49-45) Cesare, pur essendo impegnato quasi costantemente in attività bellica, dovette, comunque, provvedere alla cura dello Stato. In questi quattro anni fu a Roma soltanto due o tre volte, per periodi non superiori ai 10-15 giorni, adottando provvedimenti di grande importanza. Fu estesa la cittadinanza romana alla Gallia Cisalpina. Per la prima volta, tutti gli abitanti della Penisola si possono definire italiani. Questo può portare ad affermare che Cesare sia stato non solo un grande romano, ma anche il primo italiano. Attuò una serie di provvedimenti riordinativi fra cui quello relativo al Senato i cui componenti furono aumentati inserendovi anche uomini provenienti dalla Gallia e dalla Spagna. La situazione economica e sociale richiedeva interventi strutturali. Roma distribuiva gratuitamente razioni di grano ad una determinata massa di cittadini nullatenenti e fannulloni. Si contavano in 360.000 quelli che usufruivano di questi aiuti. Cesare fece fare accertamenti ed emerse che non tutti ne avevano bisogno. Il numero delle persone inserite nelle liste scese a 150.000. Per liberare la Capitale dalla presenza di una larga quantità di poveri, assegnò loro lotti di terreno nelle provincie conquistate. Limitò la durata dell'incarico dei governatori delle province a soli due anni. Promosse l'incremento delle nascite dando premi alle famiglie numerose. Due provvedimenti svelavano la natura del nuovo ordine cesariano: la confisca totale dei beni di chiunque attentasse alla sicurezza dello Stato e l'abolizione delle associazioni a sfondo politico. Segno di grande apertura verso il nuovo furono le direttive impartite nell'attività amministrativa che tendevano alla equiparazione dei diritti fra cittadini romani e provinciali abbandonando i vecchi criteri repubblicani che riservavano i maggiori diritti ad una ristretta minoranza. Cesare varò anche una riforma del calendario che durerà fino al successivo aggiustamento del 1582 con Gregorio XIII. Considerava, infatti, anche il calendario come simbolo del potere. La riforma aveva un fondamento scientifico perché raccordava i cicli lunari e solari. Il precedente calendario risaliva a Numa Pompilio e prevedeva 355 giorni. Cesare introdusse l'attuale anno di 365 giorni e ne impose l'adozione in tutti i possedimenti romani, in sostituzione dei tanti e diversi calendari locali. La coniazione della moneta d'oro divenne sistematica e non occasionale come in precedenza. Fu fissata una parità fissa fra la moneta d'oro (aureo) e quella d'argento (denaro). Entrambe le monete furono imposte nella circolazione in tutto l'Impero, eliminando, a poco a poco, tutte le altre monete. La coniazione di pezzi d'argento era usata negli Stati sovrani alleati; quella dell'oro era riservata a Roma. A Cesare dobbiamo anche un altro provvedimento singolare. Fino a quei tempi i papiri erano arrotolati intorno a bastoncini d'avorio o di legno ed avevano una lunghezza variabile in relazione al contenuto, Cesare inaugurò un nuovo metodo che consisteva nello scrivere su fogli di papiro tutti delle stesse dimensioni, sovrapposti l'uno all'altro e quindi rilegati. Era nato il libro!



Questo è tutto l'impero conquistato da Giulio Cesare.