In tutte le
si celebra la Pasqua. Ma cosa c'è di diverso tra la Pasqua ebraica e quella cristiana?
Con il dovuto rispetto e le dovute differenze storiche e geografiche le differenze ci sono, non mancano però gli aspetti comuni.
Giovanni Paolo II, in molte occasioni e in particolare durante la visita alla Comunità Ebraica di Roma ha salutato gli ebrei come "i nostri fratelli maggiori nella fede".
Tenendo presente questo punto di vista del Papa troviamo almeno un punto di continuità, di unione tra i due avvenimenti. Insomma c'è un fratello minore, certo esuberante e a volte anche fastidioso che vuole giocare con il suo fratello maggiore, in realtà egli vuole crescere con un naturale e forte desiderio.
Allora a questo punto come la notte di Pasqua sia la notte della fede. Ebbero fede coloro che seguirono Mosè per essere liberi nella terra promessa, ebbero fede perchè credettero che avrebbero potuto abbandonare l'Egitto, la schiavitù, ebbero fede per camminare nel deserto quarant'anni.
      
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Ma ancor più fedele fu Dio stesso che non tenne conto della debolezza umana ma portò a compimento la sua promessa. Così Gesù quella notte ebbe fede nel Padre pensando che la sua storia era ben fatta, che Dio lo amava e che "attraverso la croce passava la vita" e la vita eterna(vedi lettera agli Ebrei capitolo 11).
La Pasqua è benedire Dio per le buone opere che ha fatto, benedire la propria storia anche quando è difficile. La Pasqua è la "notte delle notti", nella quale si trasmette la fede. I padri la trasmettono ai figli durante le liturgie familiari presso gli Ebrei, la trasmettono allo stesso modo i cristiani di generazione in generazione.
Così la ressurrezione di Gesù non è un fatto miracoloso, ma il fatto che la fede può veramente "spostare le montagne".