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E' l'inizio della mia VIA CRUCIS.
Superata l'infanzia, vengo trasferito alla famiglia ROSSELLO nei pressi di LACUCCA di SPIGNO, omonimi ma non parenti della famiglia che allevò mia madre; mi trovo ad accudire le pecore e le capre al pascolo nei boschi.
Mi mandano a scuola, alla terza elementare; mi calzano e vestono e, alla domenica, mi concedono un poco di svago, dopo che al mattino sono andato a pascolare.
Trascorro il tempo giocando, se così è giocare, con GIOVANNI, il figlio dei miei PADRONI, il quale, più anziano di 10 anni, mi faceva girare come voleva, ma in compenso mi voleva bene, sia lui che i suoi genitori e sorelle comprese.
Termino il tirocinio di pastorello: i miei genitori si trasferiscono a TURPINO, essendo nel frattempo nato mio fratello VINCENZO e mia madre in condizione di sopperire a lavori di campagna; mio padre prende una cascina da un certo GRIMALDI, il quale concede buoi, mucche ed un toro con tutta la terra da lavorare in contratto, cosiddetto SCHIAVANDARIO.
Tutti i giorni, a piedi, vado a scuola a SPIGNO, perché nel paese di TURPINO non vi erano scuole; a casa tornavo al pomeriggio verso le ore 13 e, dopo aver mangiato, curavo il fratello piccolo e facevo i compiti.
Le giornate non erano tutte così, perché a volte mi toccava andare in campagna con mio padre: era dura, molto dura.
Non ero sottoposto a lavori pesanti, ricordo che mio padre mi voleva bene e mi prometteva sempre di portarmi da qualche parte alla domenica, cosa che puntualmente non avveniva per ragioni che, a quel tempo non mi sapevo spiegare! (oggi sì: mancavano non solo il tempo materiale ma anche i soldi).
Io a volte mi accontentavo di fare qualche scappatella nei dintorni a giocare con amici, essendo le borgate molto vicine e tutte popolate da gente che stava meglio di noi, perché stavano a casa loro, cioè erano in maggioranza proprietari di piccoli appezzamenti di terreno.
Trascorsi due anni, il proprietario della cascina non manteneva fede al contratto stipulato, così mi raccontavano i miei genitori, e un bel dì mio padre, uomo molto robusto, prese quel certo GRIMALDI, lo invitò a rispettare il contratto e, ricevuta una risposta negativa, lo invitò nella stalla con uno stratagemma e lì lo prese a botte.
Chiuse la porta della stalla, slegò il toro e lo lasciò solo per un po', chiamando poi in aiuto i vicini per liberarlo e togliendosi ogni responsabilità delle botte che gli aveva propinato prima.
Questo il racconto di mio padre, e promise pure al PADRONE GRIMALDI che, se non avesse assolto il dovuto, avrebbe fatto il BIS in altre circostanze, ma di notte.
Premesso che in quei tempi non vi era giustizia per i deboli, tutto si risolse al meglio, anche perché il padrone abitava a GENOVA ed aveva timore di trovarsi a mal partito con mio padre, che gli aveva fatto capire che gli avrebbe insegnato a nuotare nel mare, dato che a TURPINO vi erano soltanto TORI.
Trasferiti nuovamente a Spigno, in casa di affitto, casa DEBERNARDI, mio padre lavorava a giornata presso terzi, in più lavorava il piccolo appezzamento di terreno al castello, presso il cimitero.
Io, come al solito, subito a servizio presso un maniscalco chiamato Brondino, il quale metteva ferri a buoi, muli e cavalli quando capitava; poi cambiai andando presso un certo FOGLINO, che lavorava sempre a Spigno, ma mi portava fuori in altri paesi limitrofi per riparare ogni cosa, tipo carri e attrezzi da lavoro di vario genere.
Mi pagava a settimana e mi faceva star bene come mangiare. In campagna vi era ogni ben di Dio, io avevo pure l'opportunità di portare a casa generi vari e qualche soldo, che puntualmente davo a mia madre.
Trascorso questo periodo, i miei genitori prendono in affitto una casa a Lacucca, presso i BUCELLI, con un piccolo appezzamento di terreno così che tra Spigno, Lacucca, ed il fatto che mi mettono a servizio a CASATO, località tra Merana e Spigno, in una cascina come tutto fare, da accudire le bestie ad andare in campagna, era veramente una vitaccia più dura per me, avendo assaporato il bengodi, se così si può definire, presso i fabbri ferrai: per me era stato piacevole stare al loro servizio.
Mi ribellai, tanto che appena mi si diede l'occasione me ne andai via, dicendo che il padrone mi maltrattava, ma la padrona no.
Una cosa che mi ricordo di lei, è che mi difendeva da lui quando venivo sgridato.
Nel frattempo, mio padre si accorda di prendere un'altra cascina da mezzadro, a BURO', posto sulle alture di Spigno, verso S. GIACOMO, presso un certo STEVOLIN.
Lì termino la quinta elementare.
Nasce il fratello GIANNI, quel grande BASTARDO, che si è DIMOSTRATO la dannazione della famiglia FALCO, e non racconto la storia!!! essendo per me troppo dolorosa!!
A questo punto io, pur essendo contento per la nascita del fratello, dopo un po' di tempo, sollecitato da un amico di scuola, un certo CARBONI, figlio putativo di un cantoniere di S. GIACOMO, ma in verità figlio del PARROCO DON XXXXX, AVVOCATO del paese di quei tempi, chiesi a mio padre e a mia madre di andare con quel mio amico a studiare da prete.
Mi occorreva a quel tempo l'assenso firmato da tutti e due, cosa che mio padre mi avrebbe concesso, ma mia madre no.
Venni poi in seguito a capire la ragione: io ero il primogenito di tre fratelli maschi, mia madre si sentiva sola, con mio padre che non era quasi mai a casa per lavoro e a volte si ubriacava (in quei tempi di miserie non vi erano alternative di svago ed anche di sfogo personali, senza divertimenti, e quello lo posso capire oggi).
La famiglia Falco
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Da allora cominciai a ribellarmi; ne combinai delle belle; scappavo sovente a Spigno; giocavo a biliardo; qualche soldo me lo giocavo; ero sempre al verde; arrivai ad andare a comprare i toscani a mio padre ed a giocarmi i soldi: presi tante botte che non mi azzardai più a farlo; altre volte non lavoravo più volentieri in casa.
Mia madre , poverina, non ne poteva più; al che interpellò un certo BAZZANO VINCENZO, POLLAIOLO di SESTRI Ponente, che commerciava in polli, uova e li portava a Sestri a vendere.
Egli mi portò con sé e mi affidò ad una vedova, la quale eserciva in quei tempi una latteria ed io portavo il latte nei palazzi abitati da signorotti.
Era il periodo della guerra in SPAGNA, per cui a PEGLI vi erano parecchi sfollati dalla SPAGNA ed era per me un vera cuccagna. Stavo bene, lavoro pulito, ben trattato, e soprattutto mangiavo bene, anche se di soldi non mi lasciavano nulla, in quanto il BAZZANO 'BASTARDO' concordò con la padrona che il mio dovuto lo desse a lui, che lo avrebbe consegnato a mia madre, cosa che faceva con suo comodo, perché venni a sapere che, essendo povero pure lui, sfruttava la situazione con i suoceri lasciando loro i figli suoi piccoli e pure a mia madre lasciava per tempi alterni uno di loro: Alberto.
Così sfruttava la moglie come serva, essendo un don giovanni sempre in giro anche con altre donne.
Ebbi modo di capire poi in seguito il giro vizioso che aveva quel FARABUTTO.
SFRUTTO' pure me, come tutti quelli che gli capitavano a tiro (E' MORTO e sepolto e vada ALL'INFERNO se non c'è ancora, perché ha fatto più male che bene nella sua esistenza).
Trascorso il periodo da LAITA', "lattaio" in gergo genovese, mia madre, che sente la mia mancanza, del resto pure io, anche se sto bene a PEGLI, mi propone di tornare dato che per me si apre una possibilità di lavoro sicuro presso una impresa di lavoro alla centrale della FALCK di SPIGNO, dove mio padre già lavora, ed io, grazie al fatto che mia madre è a servizio di un assistente dell'impresa, sarei stato assunto subito.
Perciò abbandono a malincuore il mio posto da lattaio per incominciare una vita di stenti già provata, ma con il piacere di fare un lavoro a quei tempi pagato con salario fisso mensile e sicuro che prima o poi avrei imparato un MESTIERE, che per me era importante, non avendo potuto STUDIARE!!!
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