Home
Su

 

 

Qui troverete sempre qualcosa che reputo giusto e corretto con il mio modo di pensare, e non per forza con il vostro....

Ma non voglio obbligarvi a pensarla come me, ma vorrei offrirvi un momento per pensarci, almeno...

Comunque se volete aggiungere qualcosa di vostro o commentare in qualche maniera quello che trovate in questa pagina mandami pure un e-mail ed io la pubblicherò sicuramente....   

  

 
Voglia di piangere ( anonimo )
La mia stella di Franco Santini
Natale a Bucarest di Silvio Mengotto 
Lettera di Gabriel Garcia Marquez

 

Voglia di piangere

 

Soffrire dentro

e aver voglia di piangere

privi di un luogo ove poterlo fare

e soffocarla dentro questa voglia

e sentirla scendere

nel petto e dentro al cuore,

sentirla sotto la pelle

e nelle spalle che si stringono

e negli occhi che si appannano

colmi di lacrime

che non possono scendere

per non essere viste,

e parlar d’altro

tramutando in gioia

agli occhi degli altri

ciò che è solo tristezza

e di quanto si soffre

non lo saprà mai nessuno.

 (Anonimo)

 

LA MIA STELLA

Era un periodo di calma apparente, nella mia vita, le cose sembravano andare tranquillamente nella routine di una vita che ero abituato a vivere…

Mi piaceva, nelle sere limpide, guardare le stelle nel cielo, cercando di carpire i segreti degli antichi, che vedevano nelle stelle mille cose, belle o brutte, predicendo il futuro….

Ma per me era tutto così uguale, non c’era niente di particolare, tutto cosi piatto e monotono… si, c’erano tante stelle più o meno brillanti, ma anche cosi tristemente simili.

In una di queste sere autunnali, forse anzi sicuramente, in Ottobre, intravedei qualcosa di particolare che attirò la mia attenzione….era una Stella diversa dalle altre, una Stella particolarmente lucente, ma la cosa ancor più strana è che sembrava che questa Stella guardasse me, come dire…. che aspettasse me.

La cosa mi parve talmente strana che in effetti non mi colpì particolarmente, se non nel fatto che tutte le sere la mia curiosità mi portava a guardarla e più la guardavo, più qualcosa mi diceva che quella Stella era per me….

Finchè una bellissima sera primaverile guardandola molto più intensamente del solito, capii che quella Stella non era li casualmente e vidi rispecchiarsi il mio futuro in Lei… era roseo, era sereno pieno d’amore e di attenzioni.

Ma ancora una volta non volli crederci, mi sembrava impossibile e pensai: “ ma figurati una Stella cosi bella che è li solo per me?”

Ma continuando ogni sera a guardarla  senza quasi neanche accorgermene lei diventò la mia STELLA… era stupendo, una sensazione unica ed ineguagliabile esplosa nell’oblio dei sensi due giorni prima di un Natale a dir poco indimenticabile.

La guardavo e  la riguardavo e più la guardavo  più stavo bene, al punto di non poterne fare a meno, ogni volta che qualche nuvola la copriva io stavo male perché mi mancava, mi mancava la serenità della sua luce, mi mancava la gioia della sua visione e mi rendevo conto che era la cosa più bella che avessi mai visto.

Poi dopo un po’ di tempo decisi di cambiare punto di vista, perché da dove ero la vista era difficile, e mi accorsi ancor di più che era bellissima ed era il mio unico punto di riferimento.. era la mia Stella POLARE.

Si è vero, a volte non riuscivo più a vederla, a volte mi capitava di non volerla vedere ma in fondo l’unica cosa che volevo veramente era vederla e parlarle e raccontarle tutte le mie cose.. lei mi ascoltava e mi dava un senso di tranquillità….

Era bello stare con lei, anche senza dire niente, ma solo a guardarsi e sentirsi uniti e vicini quasi come in un abbraccio forte e caldo ero rapito dalla sua brillantezza.

Tutto cosi bello…. ma come le cose belle non durano tanto….improvvisamente la Stella non brillò più come prima, aveva cambiato intensità, lucentezza… Più il tempo passava e più diventava difficile vederla, non era più lucente come prima sino al punto di non riuscire più a distinguerla dalle altre….. allora cercai di capire di farmi spiegare perché, ero disperato, stavo male tanto male….

Mi mancava, le mie sere erano vuote guardavo sempre e continuo a guardare verso quel punto lontano nella speranza che riapparva ma non riesco più a vederla, troppo uguale al resto delle stelle.

Riguardo indietro e penso come feci tanto tempo prima: “ ma figurati se quella Stella è li solo per me…” ora la risposta ce l’ho: “no non lo è.. che illuso... sono sempre il solito sfigato…  ”.

Comunque era stato bellissimo crederlo.



 

 

Natale a Bucarest

Il sentiero della cometa di Natale non portava in Palestina:le carovane dei pastori non se ne accorsero e iniziarono, come ogni anno, il viaggio verso Bethlemme. Molti di loro conoscevano a memoria la strada e non guardarono più la cometa che brillava illuminando il cielo nella notte. I pastori avevano raccolto doni in abbondanza per rendere omaggio al Re della Vita. Tutti si diedero appuntamento nella pianura rumena imbiancata da mille ghirlande di neve. Attraversando il Danubio, sarebbero transitati verso Oriente, direzione Bethlemme! Una sola carovana si attardò, era al suo primo viaggio e seguì la stella cometa.  A Tulcea la carovana solitaria incontrò molti bambini abbandonati sulle strade: tristi come i cani randagi che facevano loro compagnia. I pastori si fermarono a giocare, dipingere, cantare con i bambini. Dopo alcuni giorni si ricordarono dell’appuntamento con il Re della Vita e ripresero il viaggio, fedeli al sorriso rassicurante della stella cometa. La carovana solitaria attraversò le strade ghiacciate dei villaggi di Ogrado, Buzàu, Stejen, Orbeseti, Crochina, Balaciù, Vulcea. In tutti i villaggi, sommersi dalla neve, trovarono bambini abbandonati, affamati, malati e ignudi. Si fermarono nuovamente e diedero loro cibo, medicine e vestiti. Ogni giorno che passava il numero dei bambini abbandonati aumentava. I pastori spesero tutti i risparmi che avevano e comprarono vestiti, ma non erano sufficienti per tutti. In quella morsa di freddo la carovana si smarrì. Le nuvole coprivano il cielo, notte e giorno, e la stella cometa non si vide più!  Una notte, limpida e cristallina, i pastori la rividero brillare e la seguirono. La corsa della cometa rallentò in prossimità della periferia di una città rumena. Il suo nome iniziava con la lettera B di Bethlemme, ma si chiamava Bucarest! La cometa si fermò illuminando un tombino rotondo come una luna piena. Sembrava una porta, infatti si aprì. I pastori scesero in una miriadi di budelli fognari: li aspettavano il popolo dei bambini. Solo in quei gironi danteschi i bambini trovarono riparo dal freddo. I pastori non avevano più nulla. Con gli ultimi stracci cucirono una palla e giocarono tutta la notte con i bambini sotto i raggi della luna: luce dei poveri e dei miseri. Era il giorno del Santo Natale! Al mattino arrivò un Angelo vestito da postino e consegnò una lettera indirizzata ai pastori della carovana smarrita. Essi l’aprirono subito e incominciarono a leggerla trepidanti:

 Bethlemme, casa del Pane :

 

Ogni volta che gli uomini si chinano sui bambini sofferenti, si chinano su Dio: quando fanno nascere un sorriso sul volto di un bambino, cancellano una tristezza di Dio: ogni volta che si diventa pane per un bambino, Dio rinasce: quando ci si perde per qualcosa per qualcuno quel giorno è Natale.

 

I bambini abbandonati di Tulcea “.

   

25 Dicembre ’02                                                                                  Silvio Mengotto

 

 

 

Lettera di Gabriel García Márquez      


Gabriel García Márquez si è ritirato dalla vita pubblica per ragioni di salute: cancro linfatico. Sembra che ora sia ogni momento più grave. Ha spedito questa lettera di commiato ai suoi amici e, grazie a Internet, si sta diffondendo.

Se per un istante Dio si dimenticherà che sono una marionetta di stoffa e mi regalerà un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto quello che penso, ma in definitiva penserei tutto quello che dico.

Darei valore alle cose, non per quello che valgono, ma per quello che significano.
Dormirei poco, sognerei di più, andrei quando gli altri si fermano, starei sveglio quando gli altri dormono, ascolterei quando gli altri parlano e come gusterei un buon gelato al cioccolato!!
Se Dio mi regalasse un pezzo di vita, vestirei semplicemente, mi sdraierei al sole lasciando scoperto non solamente il mio corpo ma anche la mia anima.
Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei che si sciogliesse al sole.

Dipingerei con un sogno di Van Gogh sopra le stelle un poema di Benedetti e una canzone di Serrat sarebbe la serenata che offrirei alla luna.

Irrigherei con le mie lacrime le rose, per sentire il dolore delle loro spine e il carnoso bacio dei loro petali.

Dio mio, se io avessi un pezzo di vita non lascerei passare un solo giorno senza dire alla gente che amo, che la amo.

Convincerei tutti gli uomini e le donne che sono i miei favoriti e vivrei innamorato dell'amore.
Agli uomini proverei quanto sbagliano al pensare che smettono di innamorarsi quando invecchiano, senza sapere che invecchiano quando smettono di innamorarsi.
A un bambino gli darei le ali, ma lascerei che imparasse a volare da solo.
Agli anziani insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia ma con la dimenticanza.
Tante cose ho imparato da voi, gli Uomini!

Ho imparato che tutto il mondo ama vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità sta nel risalire la scarpata.

Ho imparato che quando un neonato stringe con il suo piccolo pugno, per la prima volta, il dito di suo padre, lo tiene stretto per sempre.

Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardarne un altro dall'alto al basso solamente quando deve aiutarlo ad alzarsi.

Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi, ma realmente, non mi serviranno a molto, perché quando mi metteranno dentro quella valigia, infelicemente starò morendo.

 

Gabriel García      Márquez