Voglia
di piangere
Soffrire
dentro
e
aver voglia di piangere
privi
di un luogo ove poterlo fare
e
soffocarla dentro questa voglia
e
sentirla scendere
nel
petto e dentro al cuore,
sentirla
sotto la pelle
e
nelle spalle che si stringono
e
negli occhi che si appannano
colmi
di lacrime
che
non possono scendere
per
non essere viste,
e
parlar d’altro
tramutando
in gioia
agli
occhi degli altri
ciò
che è solo tristezza
e
di quanto si soffre
non
lo saprà mai nessuno.
(Anonimo)
LA MIA STELLA
Era un periodo di calma
apparente, nella mia vita, le cose sembravano andare tranquillamente nella
routine di una vita che ero abituato a vivere…
Mi piaceva, nelle sere
limpide, guardare le stelle nel cielo, cercando di carpire i segreti degli
antichi, che vedevano nelle stelle mille cose, belle o brutte, predicendo
il futuro….
Ma per me era tutto così
uguale, non c’era niente di particolare, tutto cosi piatto e monotono…
si, c’erano tante stelle più o meno brillanti, ma anche cosi
tristemente simili.
In una di queste sere
autunnali, forse anzi sicuramente, in Ottobre, intravedei qualcosa di
particolare che attirò la mia attenzione….era una Stella diversa dalle
altre, una Stella particolarmente lucente, ma la cosa ancor più strana è
che sembrava che questa Stella guardasse me, come dire…. che aspettasse
me.
La cosa mi parve talmente
strana che in effetti non mi colpì particolarmente, se non nel fatto che
tutte le sere la mia curiosità mi portava a guardarla e più la guardavo,
più qualcosa mi diceva che quella Stella era per me….
Finchè una bellissima
sera primaverile guardandola molto più intensamente del solito, capii che
quella Stella non era li casualmente e vidi rispecchiarsi il mio futuro in
Lei… era roseo, era sereno pieno d’amore e di attenzioni.
Ma ancora una volta non
volli crederci, mi sembrava impossibile e pensai: “ ma figurati una
Stella cosi bella che è li solo per me?”
Ma continuando ogni sera a
guardarla senza quasi neanche accorgermene lei diventò la mia
STELLA… era stupendo, una sensazione unica ed ineguagliabile esplosa
nell’oblio dei sensi due giorni prima di un Natale a dir poco
indimenticabile.
La guardavo e la
riguardavo e più la guardavo più stavo bene, al punto di non
poterne fare a meno, ogni volta che qualche nuvola la copriva io stavo
male perché mi mancava, mi mancava la serenità della sua luce, mi
mancava la gioia della sua visione e mi rendevo conto che era la cosa più
bella che avessi mai visto.
Poi dopo un po’ di tempo
decisi di cambiare punto di vista, perché da dove ero la vista era
difficile, e mi accorsi ancor di più che era bellissima ed era il mio
unico punto di riferimento.. era la mia Stella POLARE.
Si è vero, a volte non
riuscivo più a vederla, a volte mi capitava di non volerla vedere ma in
fondo l’unica cosa che volevo veramente era vederla e parlarle e
raccontarle tutte le mie cose.. lei mi ascoltava e mi dava un senso di
tranquillità….
Era bello stare con lei,
anche senza dire niente, ma solo a guardarsi e sentirsi uniti e vicini
quasi come in un abbraccio forte e caldo ero rapito dalla sua
brillantezza.
Tutto cosi bello…. ma
come le cose belle non durano tanto….improvvisamente la Stella non brillò
più come prima, aveva cambiato intensità, lucentezza… Più il tempo
passava e più diventava difficile vederla, non era più lucente come
prima sino al punto di non riuscire più a distinguerla dalle altre…..
allora cercai di capire di farmi spiegare perché, ero disperato, stavo
male tanto male….
Mi mancava, le mie sere
erano vuote guardavo sempre e continuo a guardare verso quel punto lontano
nella speranza che riapparva ma non riesco più a vederla, troppo uguale
al resto delle stelle.
Riguardo indietro e penso
come feci tanto tempo prima: “ ma figurati se quella Stella è li solo
per me…” ora la risposta ce l’ho: “no non lo è.. che illuso...
sono sempre il solito sfigato… ”.
Comunque era stato
bellissimo crederlo.
Natale
a Bucarest
Il
sentiero della cometa di Natale non portava in Palestina:le carovane dei
pastori non se ne accorsero e iniziarono, come ogni anno, il viaggio verso
Bethlemme. Molti di loro conoscevano a memoria la strada e non guardarono
più la cometa che brillava illuminando il cielo nella notte. I pastori
avevano raccolto doni in abbondanza per rendere omaggio al Re della Vita.
Tutti si diedero appuntamento nella pianura rumena imbiancata da mille
ghirlande di neve. Attraversando il Danubio, sarebbero transitati verso
Oriente, direzione Bethlemme! Una sola carovana si attardò, era al suo
primo viaggio e seguì la stella cometa.
A Tulcea la carovana solitaria incontrò molti bambini abbandonati
sulle strade: tristi come i cani randagi che facevano loro compagnia. I
pastori si fermarono a giocare, dipingere, cantare con i bambini. Dopo
alcuni giorni si ricordarono dell’appuntamento con il Re della Vita e
ripresero il viaggio, fedeli al sorriso rassicurante della stella cometa.
La carovana solitaria attraversò le strade ghiacciate dei villaggi di
Ogrado, Buzàu, Stejen, Orbeseti, Crochina, Balaciù, Vulcea. In tutti i
villaggi, sommersi dalla neve, trovarono bambini abbandonati, affamati,
malati e ignudi. Si fermarono nuovamente e diedero loro cibo, medicine e
vestiti. Ogni giorno che passava il numero dei bambini abbandonati
aumentava. I pastori spesero tutti i risparmi che avevano e comprarono
vestiti, ma non erano sufficienti per tutti. In quella morsa di freddo la
carovana si smarrì. Le nuvole coprivano il cielo, notte e giorno, e la
stella cometa non si vide più! Una
notte, limpida e cristallina, i pastori la rividero brillare e la
seguirono. La corsa della cometa rallentò in prossimità della periferia
di una città rumena. Il suo nome iniziava con la lettera B di Bethlemme,
ma si chiamava Bucarest! La cometa si fermò illuminando un tombino
rotondo come una luna piena. Sembrava una porta, infatti si aprì. I
pastori scesero in una miriadi di budelli fognari: li aspettavano il
popolo dei bambini. Solo in quei gironi danteschi i bambini trovarono
riparo dal freddo. I pastori non avevano più nulla. Con gli ultimi
stracci cucirono una palla e giocarono tutta la notte con i bambini sotto
i raggi della luna: luce dei poveri e dei miseri. Era il giorno del Santo
Natale! Al mattino arrivò un Angelo vestito da postino e consegnò una
lettera indirizzata ai pastori della carovana smarrita. Essi l’aprirono
subito e incominciarono a leggerla trepidanti:
“Bethlemme,
casa del Pane :
Ogni
volta che gli uomini si chinano sui bambini sofferenti, si chinano su Dio:
quando fanno nascere un sorriso sul volto di un bambino, cancellano una
tristezza di Dio: ogni volta che si diventa pane per un bambino, Dio
rinasce: quando ci si perde per qualcosa per qualcuno quel giorno è
Natale.
I
bambini abbandonati di Tulcea
“.
25
Dicembre ’02 Silvio
Mengotto