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A testimonianza della saggezza e del sentimento umano

Il lato poetico

Questa pagina è dedicata alle poesie
che ricevo per posta o tramite il Forum

C'è solo una piccola regola:
i componimenti dovrebbero avere un nesso con la matematica... in senso lato.

CALCOLI POETICI di Marco Sclarandis

EUCLIDE E I NUMERI PRIMI di Marco Sclarandis

PENSAMIENTOS di Nicanor Parra

LA MAMMA DEI MATEMATICI di Roberto Bozzuto

RITORNA UN VECCHIO NOTABILE DC di Il Girovago

da POESIAS DE ÁLVARO DE CAMPOS di Fernando Pessoa

ALBERT EISTEIN by Mac Low

CHE COS'E' LA MATEMATICA di Grazia e Ivana

BASE CINQUE IN PARADISO di Pasquale

L'INFINITO di Giacomo Leopardi

LA CADUTA DI SIRACUSA di Alberto Cavaliere

LO ZERO ALL'UNO di Merope

UNA POSSIBILE RISPOSTA DELL'UNO ALLO ZERO di Ivana

ER DISARMO di Trilussa

RATAPLAN!!!!!! di Alberto Cavaliere

NICOMACO di Peppe, Grazia e Ivana

POESIA DEDICATA A BASE CINQUE di Grazia e Ivana

LA FRETTA di Pasquale

QUI BASE CINQUE di Pasquale

ER PENSIERO di Trilussa

LOS CUATRO PUNTOS CARDINALES di Vicente Huidobro

NUMMERI di Trilussa

CALCOLI POETICI
di Marco Sclarandis

Nel più piccolo primo

s'annida in radice

un universo grandioso

il suo ambasciatore

ci avverte di metterci

l'animo in pace

non c'è frazione eguagliante

a lui stesso moltiplicato per sè

che dia due per intero

nel piano più semplice

terna di punti equilatera

con l'apotema ci avvisa

lui metà di radice

del secondo dei primi infiniti

non sarà mai generato

dal rapporto fra interi

nel nodo mirabile

che stringe lo spazio

tra due parallele

fino a farne pentagono

il terzo dei primi

ci mostra il connubio

fra lui e l'aurea sezione

Così senza trucco nè inganno

con sotterranee propaggini

i primi sfidano l'umana ragione

restia a contemplare l'irrazionale.

EUCLIDE E I NUMERI PRIMI
di Marco Sclarandis

Euclide voleva sapere se i numeri primi
fossero finiti o infiniti e di certo sapeva
di non poterli contare quali fossero pecore
Infiniti sarebbe stato compito vano.
Finiti ci si poteva anche imbattere
in quello di tutti il più grande ma pure
di riconoscerlo rimanerne incapaci.
Dal mondo reale l’avulsa questione
lo tormentava come zanzare di notte
alla fine decise che l’avrebbe risolta
di riffa o di raffa e una volta per tutte.
Sapeva che i primi si diradano scaltri
in mezzo agli altri tutti composti.
Sembrerebbe alla fine si estinguano
nell’abisso di interi mostruosi.
Gli venne una idea ardita e sottile.
Da zero ad un numero preso a piacere
estrasse tutti e soltanto i numeri primi
li moltiplicò fra di loro così da mutarli
in un singolare intero composto
gli aggiunse il numero uno eccezione
che pare ma non è numero primo
e vide fra gemme una cosa stupenda
un diamante fulgente di logica
quel composto di primi e del primo
era l’involucro di un primo più grande
comunque lo era dispari o primo che fosse
e da lì si poteva rincominciare daccapo
da zero a quell’ultimo primo trovato
un uno attaccato e via alla ricerca
di un astuto maggiore ma infine scovato
e così senza sosta in eterno.

(27 gennaio 2008)

PENSAMIENTOS
di Nicanor Parra

Qué es el hombre
se pregunta Pascal:
Una potencia de exponente cero.
Nada
si se compara con el todo
Todo
si se compara con la nada:
Nacimiento más muerte:
Ruido multiplicado por silencio:
Medio aritmético entre el todo y la nada.

GEDANKEN
di Nicanor Parra

Was ist der Mensch?
fragt sich Pascal:
Eine Potenz mit dem Exponenten null.
Nichts
im Vergleich zu Allem
Alles
im Vergleich zum Nichts:
Geburt plus Tod:
Geräusch multipliziert mit Stille:
Arithmetisches Mittel zwischen Allem und Nichts.

LA MAMMA DEI MATEMATICI
di Roberto Bozzuto

La mamma è come un esponente,
il suo affetto è amplificato.
La mamma è come un numero primo,
la sua dedizione per te non è divisibile.
La mamma è come un asintoto,
il suo amore ti segue all'infinito.

Enimma

RITORNA UN VECCHIO NOTABILE DC
di Il Girovago

La sua posizione
è di centro,
tra i due gruppi contrapposti,
distinti da simboli diversi.
Più o meno, è così.
Non si può dire che ciò
sia positivo, né negativo.
Finché resta isolato
non significa proprio niente.
Il poi dipende da che parte
si aggregherà.
A destra,
gli si da tanta importanza.
A sinistra,
invece, può generare
solo delle divisioni.
In fondo, tornando a lui,
vuol dire andare indietro
e ricominciare tutto da capo.
Intanto finisce
il conto alla rovescia
e da inizio
a una operazione speciale.

Infine, va considerato
che fra i cardinali
gode di una singolare
valutazione.
Al punto che, affiancato
anche da uno solo di loro,
potrebbero verificarsi
sensibili cambiamenti.

Soprattutto nel voto.

Il Girovago
Tratto da " PENOMBRA", novembre 1998 n°11
Soluzione: Zero
Anche questa concretizzazione, a livello apparente, realizzata dal GIROVAGO, getta sulla figura politica uno straordinario rilievo in un continuo di DILOGIE ( o bisensi), rimbalzanti tra i due piani di lettura con la velocità di una pallina da ping-pong, una pallina che del campo semantico dello zero ha fatto il suo tavolo da gioco)

Inviato da Peppe

da POESIAS DE ÁLVARO DE CAMPOS
di Fernando Pessoa

O Binômio de Newton é tao belo como a Venus de Milo.
O que há é pouca gente para dar por isso.

(O vento lá fora.)

Álvaro de Campos, 15-1-1928
Álvaro de Campos heterónimo de Fernando Pessoa
Inviato da Roberto Doniez

ALBERT EISTEIN
by Mac Low

Albert Einstein works diligently in his basement
his piece of chalk moves swiftly across the chalkboard
jotting down equations and formulas and the question remains
what secrets of the universe will be unlocked tonight?

but we'll have to wait for the Master to give us the key
we'll have to wait for him to go on an infinite search
through his mind to find the key to find the answer
the Master looks everywhere and finally finds the key

the Master inserts the key and in an instant there are endless
possibilities - fantasy becomes reality and dreams are
no longer just images and the way we think of light, sound and
space is changed forever!

This poem was written by a fifth grader and e-mailed to me. This just goes to show that Einstein is still inspiring people today.

(tratto dal sito: http://www.humboldt1.com/~gralsto/einstein/poem.html)

Inviato da Roberto Doniez

Avendo visionato il  bellissimo e significativo "putto autopoietico", presente nella "Collezione", avendo letto il saggio "Filosofia della matematica" di Gabriele Lolli e dopo le discussioni nel forum (in particolare con Gaspero Domenichini), Grazia ed io abbiamo deciso di scrivere alcuni versi,  per cercare di rispondere a una importante domanda di Giuseppe Amoruso...

CHE COS'E' LA MATEMATICA
di Grazia e Ivana

Conway afferma essere - e quasi per intero-
"estetico soggetto"; chissà se sarà vero?

Quest'arte può formare insieme di strumenti,
che sono poi la tecnica, adatta per studenti.

Se in forme algebriche avesse Dio creata
tutta quella natura dall'uomo sviscerata,

tragico non sarebbe, drammatico neppure,
lo slancio di scoprire molteplici strutture;

fors'era matematica vera meraviglia,
che, quasi come perla, chiudeva la "conchiglia". *

Sono Cantor e Dedekind, di teoria creatori,
di quella degl'insiemi si posson dire autori:

parlan di matematica, a tono convincente,
-sarà sempre libera creazione della mente-.

Hardy, per contro - candido - a tutti ha confessato
d'essere platonista, convinto e radicato:

per lui la matematica esiste fuor di noi
ed è compito grato scoprirla quando vuoi.

Dicono i Platonisti di aver chiara visione
della realtà dei numeri e han questa sensazione:

che l'ampia varietà delle strutture astratte
l'attività numerica in preesistenza batte.**

Esse son preesistenti alla ricerca loro,***
ma questa sensazione è priva di decoro:

è solo soggettiva e non ha garanzia
di rispecchiare il vero, qualunque esso sia;

gli uomini vedevano (e vedono tuttora)
il nostro caldo Sole ruotare prima e ora;

la realtà, invece, convince del contrario:
la Terra e non il Sole fa quest'itinerario.

E' chiaro, invece, che i dotti in matematica
da più generazioni studiano la tematica

di quei problemi aperti dai lor predecessori,
che con perseveranza attesero gli allori

e spesso quei problemi sono risolti solo
da tutte le invenzioni, che vanno colte al volo.

Il "nuovo" rende ricco l'insolito arsenale,
formato dai concetti del "matematicale".

Per tanti, formalisti, la numerale scienza
è un "formale gioco" d'abilità e pazienza;

a quello degli scacchi è spesso equiparata,
pertanto molta gente la guarda interessata.

I formalisti puri hanno preoccupazione:
non sia contraddittoria e desti l'attenzione;

di certo non indagano sul significato
di numeri ed essenza; il sol interessato

è quello che aritmetica usa giornalmente,
rendendo ben concreti i doni della mente.

La matematica si può così stimare:
per scelta filosofica, che uno possa fare,

e per un'esperienza del tutto personale,
scoperta o invenzione, ma che, comunque, vale.

Come già disse Gaspero, possiam nominarla
"la scienza del perché", che assai preciso parla:

se ogni affermazione si deve motivare,
la contraddittorietà è sempre da evitare,

anche se Tarski afferma: " Il vero è indefinibile "
e solo in parte abbiamo coscienza dello scibile.

*La " conchiglia " rappresenta la natura, che, per i platonisti, racchiude le caratteristiche numeriche e geometriche, meravigliosamente espresse dalla matematica.
**Il soggetto è l'ampia varietà delle strutture astratte che, per i platonisti, è preesistente a ogni attività matematica.
***" Esse " sono le " strutture astratte ".
Genova, 29/03/2003

BASE CINQUE IN PARADISO
di Pasquale

A la sera del trentuno,
voi sapete che se magna,
stappi pure la sciampagna,
che te dico?......
so' piombato appisolato.....
e t'ho visto fatti strani
che 'mo vado a ricontare.

Ero proprio su 'na nave,
con le vele dispiegate
ed er vento tutto in poppa,
che viaggiava allegramente,
"Base Cinque" scritto al fianco
e le stelle in ogni dove.

Di lontano se vedeva....
non saprei....
un ammasso....globulare,
d'una luce affascinante
e d'intorno era più gniente:
de' li nummeri.....
a la fine s'era giunti!

Lì sbarcammo
nella nebbia fluorescente
e giungemmo a 'n gran portale
con ar fianco du' colonne
e 'na scritta luminosa,
come fosse 'na reclame:
"Qui è la fine d'ogni cosa,
qui è l'inizio dell'eterno"

Ce guardammo stupefatti
e nel'occhi 'na domanda,
ma 'gni dubbio fu svelato
da 'na voce altisonante
d'un omone con la barba
che s'apparve lì d'incanto:

"Io so' Pietro, che cercate?"
"Veramente....."
"Tu chi sei? un passo avanti!"
"Io son guida a questa nave,
per favore, facci entrare!"
"Si, ma prima,
tu me dici, cosa hai fatto."
"Io li nummeri ho studiato
e ho 'mbarcato questa gente."
"E sta bene, puoi entrare.....
avanti un altro!"

"Io ho scoperto che lo tre,
per tre, per tre,
porta sempre uno, cinque, tre."
"Bravo! Sei accettato."

"Cò li nummeri io so' mago",
dice 'n'antro,
"Famme vède", dice Pietro....
"Vedi questo?
'mo l'espongo a meno sei
e, si nun basta,
vado ancora a meno tre....
come vedi, non c'è più."
"Per la barba che mi porto!
veramente interessante....
vieni dentro!"

Via dicendo, piano, piano,
resta solo, lì da parte,
un bimbetto saltellante,
con in testa un cappello,
fatto a strisce colorate,
che rideva e canticchiava
e faceva le capriole.

"La vòi smette? regazzì!
ma cos'è 'sto gran casino?"
"Vojo entrareeee....vojo entrareeee...."
"Tu non puoi, pari troppo impertinente!
e poi dimmi....che sai fare?"
"Te vo' ddì 'na poesia!"
"Nun se pote....ma lo sai indove semo?
tra li nuuuummeri infiniiiiti!"

In quel mentre,
una voce lì risuona:
"Questo bimboooo..... veeeenga meeeeco!"

Or la barba Pietro liscia:
"Come faccio?...
senti bimbo! fatti avanti,
che 'na cosa i' te vojo andimannare.
per lo meno sai contare?"
E quel bimbo, con la voce sua squillante:
"meno uuuuno.... meno duuuue....."
"Cori dentro, sei aspettato!"

In quel mentre sento un tuono.....
e me sono risvejato:
so' li botti.....è suonata mezzanotte.

Me rimane nella testa
questo sogno arquanto strano
e a voi tutti mò ve faccio 'na preghiera:

lo potreste interpretare?
quarche nummero abbinare?
Tante vorte, 'nsé sa mai,
me li vojo giocà a lotto.

(Pasquale, 8 gennaio 2003)

LA CADUTA DI SIRACUSA - SCIPIONE L'AFRICANO
di Alberto Cavaliere

(contiene un riferimento ad Archimede)

Morto Gerone, autocrate
di Siracusa, avviene
che, dopo lunghi torbidi
e sanguinose scene,

la forte città sicula,
in mano a partigiani
devoti di Cartagine,
si stacca dai Romani.

Subito allora il console
Marcello la circonda
per terra e mar d'assedio:
la lotta è furibonda;

ma mesi e mesi passano
e la città non cede.
Famoso matematico
e fisico, Archimede

per la difesa escogita
non mai veduti ordigni,
che sui nemici lanciano
terribili macigni;

con certe lunghe pertiche
dall' alto delle mura
preme le navi e subito
le manda in sepoltura;

oppure, sollevandole
a guisa d'una piuma,
contro gli scogli attoniti
le sbatte e le frantuma;

o le riduce in cenere
con i convessi specchi:
e sempre ha pronti all'opera
di morte altri apparecchi.

Toglie Marcello, in ultimo,
l'assedio, assai cruento;
ma la città capitola
per via d'un tradimento.

La splendida metropoli
l'esercito saccheggia:
ricchezze incalcolabili
trovate nella reggia,

tesori d'arte ellenica,
statue, vasi, dipinti,
spedisce a Roma il console
dalla città dei vinti.

Pochi abitanti sfuggono
all'orrido macello,
e, nonostante gli ordini
del, console Marcello,

che vuol vedere incolume
il celebre scienziato
anche Archimede è vittima
dell'odio d'un soldato.

E' il distrattone classico
(gridando «eureka», un giorno,
in mutandine e sandali
fu visto andare intorno):

sta lavorando all'opera
di strage e di difesa,
senza nemmeno accorgersi
che la città s'è arresa,

e non risponde a un milite
sprezzante che gli chiede:
-Sei tu l'illustre tanghero
che chiamano Archimede? -

Assorto nelle formule,
non l'ode; e l'ignorante,
per forza d'abitudine,
lo fredda sull'istante.
......................
......................
---
Estrapolata dal capitolo:"La Repubblica" del libro (ormai introvabile) "STORIA ROMANA IN VERSI" di Alberto CAVALIERE.
Inviato da Peppe

LO ZERO ALL'UNO
di Merope

Mio caro uno, a te vojo risponne:
nun so gnente è vero!
Ma drento ar nome mio se nasconne
quarcosa che nun è propio zero.

Già dar segno mio se po' capì
che so 'mportante
So' come er sole, si questo se po' dì,
pe quanto so capiente.

Ah nun capisci?
Si fai mpò d'attenzione
guardamo nell'operazione
e forse ce riesci.

Si m'hai messo drento a n'addizzione,
pensando che al lavoro me mettessi,
hai sbagliato, nun do collabborazzione,
ed è proprio come si io nun ce stessi.

La sottrazzione poi nun ne parlamo,
nun ce faccio 'na bella figura,
nun faccio proprio gnente...che sognamo?
Ma tu che ce stai te devi fa 'na cura!

In questi casi, io nun me 'mpiccio mai,
nun fa pe' me né er più né er meno,
si me 'mpicciassi ...capirai,
de certo nun sarei così sereno.

Aumentà e diminuì,
a casa mia,
vorrebbe di'
sortanto 'na pazzia.

Ve accoppiate...divorziate,
tutto pe' comanna'
in fondo che pensate
de rimane' sempre qua?

Io faccio come Dio:
nun do e nun levo gnente a nessuno
non ho bisogno..."IO"
de diventa' "qualcuno".

Le lotte per il potere
a me me fanno male,
nun c'ho gnente da temere,
io so' spirituale

Allora, caro mio,
scenni dar piedistallo.
Sì!...te lo dico io
è mo che viene il bello.

Prova a fa 'na moltliplicazzione.
Ah nun ce provi scostumato!
Guarda, guarda 'mpò sta soluzione
Addo stai? Do te ne sei annato?

E nella divisione...
è così potente er risultato
della soluzione
che, "Nun se po' fa!" hai decretato.

Pe nun parlà della potenza:
so io che te creo screanzato!
Dall'alto della mia sapienza
Er primo t'ho fatto ner creato.

Voi sapé che c'è drento de me?
C'è l'infinito!
Vedi? So' più potente de te!
Finarmente l'hai capito!

Ce stai pure te, mio caro Uno,
insieme a li compagni tuoi
e voi che leggete, ce state pure Voi...
e poi dicheno che nun so nessuno.

(Merope 1 febbraio 2003)

UNA POSSIBILE RISPOSTA DELL'UNO ALLO ZERO
di Ivana

Son il "tutto", son l'intero;
valgo molto, tu sei zero,
trasformista con potenza,
"uno" sei per "convenienza".

Caro punto esclamativo,
qui ti spetta un grazie vivo:
se lui me fai diventare,
"uno" io posso restare.

Peccando di arroganza,
ti abbigli d'importanza:
sarà bene ponderare
che siam "gocce nel mare"*

*Sia lo zero sia l'uno sono "astrazioni" nel "mare" della mente
Sia lo Zero sia l'Uno sono "uguagliati" dalla famosa "livella" di A.De Curtis

ER DISARMO
di Trilussa

- Se faranno er disarmo generale,
- barbottava la Vipera - è finita!
Er veleno che ciò va tutto a male.
Nun m'arimane che una via d'uscita
in una redazzione de giornale...-

Er Porcospino disse: - Certamente
puro per me sarebbe un guaio grosso:
perchè, Dio guardi, je venisse in mente
de levamme le spine che ciò addosso,
nun resterei che porco solamente!

Tratta da: DA LA GUERRA A LA PACE
di Trilussa (Carlo Alberto Salustri)

O DISARMO
(libera traduzione in genovese
di Pierandrea Rosso)

- S'i faian o disarmo generale,
- a mugugnava a Vipera - següo
o veleno che g'ho o va tütto a male
e nu m'areste che o travaggio düo
in te na redazion de ün giornale......

E o diva o Porcospin: - Següamente
anche pe mi saiè 'n bello casin:
perché se a quarchedun ghe vegne in mente
de levame de dosso tutti i zin
nu arestieiva che porco solamente !

IL DISARMO
(versione in italiano)

- Se faranno il disarmo generale,
- borbottava la Vipera - è finita!
Il veleno che ho va tutto a male.
Non mi rimane che una via d'uscita
in una redazione di giornale...-

Il Porcospino disse: - Certamente
anche per me sarebbe un guaio grosso:
perchè, Dio guardi, se gli venisse in mente
di levarmi le spine che ho addosso,
non resterei che porco solamente!

Alberto Cavaliere Nacque a Cittanova (RC) il 19/10/1897 e morì a Milano il 7/11/1967 in seguito alle ferite riportate in un incidente stradale a S. Remo.
Laureatosi in Chimica presso l'Università di Roma, dopo aver lavorato presso il Ministero dell'Aeronautica come chimico, all'impiego statale preferisce la libera professione.
Fu attore, scrittore, giornalista, poeta, umorista e politico.
Autore tra l'altro della Chimica in versi.
Fu eletto consigliere del Comune di Milano e successivamente Deputato al Parlamento Italiano.

Negli anni '50, una sera, passeggiando per le strade di Milano e notando i muri delle case di meridionali imbrattate di vernice con scritte razziste scrisse RATAPLAN. Poesia che la mattina dopo diffuse dalle frequenze di Radio Milano dove ogni giorno trasmetteva.

RATAPLAN!!!!!!
di Alberto Cavaliere

C' è chi ignora che molti "terron"
rinomanza, splendore e fortune
hanno dato alla Patria comune
nella lingua che Dante parlò:
Bernardino Telesio, Tommaso
Campanella, il Divino Torquato;
e quel Vico, dal mondo acclamato
e quel Bruno che il rogo affrontò.

Tra i moderni fu Verga terrone
fu terrone anche lui, Pirandello.
E D'Annunzio? Terrone anche quello!
Diaz e Orlando? Terroni anche lor!
Tutta gente che ad un grande cervello
spesso univa un grandissimo cuor.
Senza dir di tant' altri intelletti,
come il sommo filosofo Croce,
la cui grande magnifica voce,
sol da poco è venuta a mancar.

E i terroni patrioti famosi?
Chi, facendo via Mario Pagano
ricche aziende, ogni grazia di Dio
(e pensar che nemmeno uno zio
ho fra questi in cui posso sperar!)

Molti intanto non voglion capire
che sian nati a Palermo o a Vercelli,
gl' italiani son tutti fratelli,
assiepati fra l'Alpi ed il mar.
Perchè dunque insultare il terrone?
Perchè dunque dobbiamo dolerci
se, in mancanza di industrie e commerci,
egli ha vinto un concorso statal,
o se in cerca di un povero pane
è qui giunto dal suolo natal?

Poi si sposa con vostra cugina,
mette al mondo sei figli gagliardi,
e son questi che, nuovi lombardi,
del terrone daranno a papà.
Dunque, via quelle scritte dai muri,
d'un sapore grottesco e stantio!!
Zitti là!! Son terrone pur io,
rataplan, rataplan, rataplà!!!!!!
(Alberto Cavalieri, 1897-1967)

Introduzione e poesia inviati da Peppe

NICOMACO
di Peppe, Grazia e Ivana

Nicomaco, eccelsa mente,
delle cifre competente,

più di mille anni or sono,
già qualcosa fe' di buono.

Se il due vorrai quadrato,
primo a terzo va sommato;

aggiungendo il cinque, poi,
tre per tre calcolar puoi;

se continui l'addizione,
presta al sette l'attenzione:

ecco il sedici trovato,
componendo un bel quadrato.

Siamo a sedici arrivati,
con i numeri "staccati".

Se a sommar continuerai,
i quadrati tutti avrai.

Senza dubbio, invece l'uno
va sommato con nessuno.

In tal modo di contare,
tu i par dovrai saltare.

Dispari sol son da sommare,
se la lista vuoi trovare.

Se la rima sconcludente
non ti fa capire niente,

leggi sotto e lo vedrai
quel che intendere dovrai.

Con il tanto calcolare,
anche svago puoi trovare;

se far presto è negli intenti,
lascia i conti agli "strumenti"*...

0 + 1 = 1^2
1 + 3 = 2^2
1 + 3 + 5 = 3^2
1 + 3 + 5 + 7 = 4^2
1 + 3 + 5 + 7 + 9 = 5^2
1 + 3 + 5 + 7 + 9 + 11 = 6^2
ecc.

* calcolatrici

POESIA DEDICATA A BASE CINQUE
di Grazia e Ivana

Evviva Base cinque: un'agorà* virtuale,
che invita a lavorare in clima conviviale.

Facendo tutti uniti confronti e discussioni
problemi matematici qui trovan soluzioni.

Questa famosa base, elastica e flessibile,
accoglie ogni campione portato per lo scibile:

lo stuolo d'insegnanti, di fisici, ingegneri,
professionisti vari, poeti colti e seri.

Come Sternberg afferma, sono legislativi
tutt'i campion d'Olimpia, che son riuniti quivi,

scienziati con artisti, poeti e matematici
e pare molto chiaro che son tutti simpatici.

Questa di Base cinque è la palestra giusta
perché l'intelligenza diventi più robusta;

è sua prerogativa essere molto varia
e il professore Bo ne ha cura prioritaria.

Egli rispetta sempre gli stili cognitivi
e gl'interessi multipli mantiene sempre vivi:

sviluppa conoscenze, atteggiamenti e doti
e valorizza tutti: famosi con ignoti.

* àgora (alla greca: agorà)

LA FRETTA
di Pasquale

"Pare a tono la cravatta, cara moglie,
al tuo occhio c'ogni pelo sempre coglie?",
alla cara chiedo in fuga e trafelato,
aggiungendo: "Ma perchè non m'hai svegliato?"

A me pare che titùba e non m'attardo,
alla porta sento addosso il suo sguardo,
scappo via e di lassù, dalle verande:
"Dove vai? ma non vedi? sei in mutande!"

(Pasquale - 8 maggio 2002)

QUI BASE CINQUE
di Pasquale

Giusto qui, in "Base Cinque", per l'appunto
per i siti navigando sono giunto.
E' una cosa, come dire, d'altri mondi,
d'Uterviani.... "son quadrati o son rotondi?"

Dalle quinte Egli appare ogni tanto:
è Gianfranco, sommo arcano, sommo vanto,
è colui che s'adopra e manovella
e se vuole in un lampo ti cancella.

Salta fuori un marziano indefinito,
dall'acume con tendendenza all'Infinito;
d'alcun cose non capisco manco un tubo,
ma, lì pronto, ti risolve Microcubo.

Ecco appare il disperso nello spazio,
la sua vena spesso appare quel d'Orazio,
va ramingo, sulla Terra par sia nato,
a noi è noto come Peppe il numerato.

E che dire poi dei grossi cervelloni,
quelli proprio che glie fumano i co....ni?
Lor di fronte ai gran problemi sono i mastri,
due più due....han risolto e tu t'incastri.

Se i quadrati hai da sommare in un istante,
che ti pare? una formula è bastante.
De 'sti affari detien lui lo blasone,
pare chiaro, ei s'appella Cesarone.

Se le serie dei quadrati fur divise,
non sta bene per il tempo ch'ei ci mise,
quell'Enrico che 'ste cose le fa a mente,
mentre guida, con gran rischio alla patente.

A sé chiede a questo punto lo Pasquale:
"la tua forza sai tu dirmi quanto vale?"
Si risponde: " poi non sono tanto fesso....
io....ste cose.... le risolvo sopra il cesso!"

(La Befana - 6 gennaio 2003)

LE PAROLE DEGLI ANIMALI
di Carmine Rotondi, alias "Trovatore del Liri", 1929)

Il cavallo e la cavalla
fanno sempre il cavalletto;
ma dal grillo saltellante
non t'aspetti che il grilletto.
Hai dal mulo il mulinello
che poi dicesi mulino,
mentre il piccolo del toro
certo nomasi Torino.
La cavalla quando nasce
va chiamata cavalletta;
tu nel nido della gazza
vedi sempre la gazzetta.
Della pulce sono figli
i pulcini e la pulcella;
e tra questi, indubbiamente,
va compreso Pulcinella.
Dalla mosca, è ben sicuro,
deve nascere il moschetto;
ed il merlo, è naturale,
non fa altro che il merletto.
E' ben noto che dal becco
hanno origine i becchini;
e dal lupo, certamente
sempre nascono i lupini.
E dei cervi tra la prole
è il Cervino coi cervelli,
mentre i piccoli del verme
sono certo i vermicelli!

Inviato da Peppe
Tratta dal libro Ore 10: Si gioca! di M.Giacosa e M.Zirulia - Edito da:Principato - Milano

ER PENSIERO
di Trilussa

Qualunque sia pensiero me vie' in mente,
prima de dillo, aspetto e, grazzi'a Dio,
finchè rimane ner cervello mio
nun c'è nessuno che me pô di' gnente.

Ma s'apro bocca e je do fiato, addio!
L'idea, se nun confinfera a la gente,
me pô fa' nasce qualche inconveniente
e allora er responsabile so' io.

Per questo, ner risponne a qualche amico
che vorrebbe sapè come la penso,
peso e misuro tutto quer che dico.

E metto tra er pensiero e la parola
la guardia doganale der bon senso
che me sequestra er contrabbanno in gola.

Inviato da Peppe

LOS CUATRO PUNTOS CARDINALES
di Vicente Huidobro

El poeta chileno Vicente Huidobro, escribió un poema (hace ya muchos años) que decía: "Los cuatro puntos cardinales/son tres/norte y sur". http://www.avantel.net/~eoropesa/poesia/vhuidobro1.html (se encuentra en la Introducción a su poema Altazor). Una versión más extrema de esto es decirlo en voz alta y terminar escribiendo en una pizarra sólo la palabra sur.

 

Los cuatro puntos cardinales
son tres
norte y sur

Inviato da Roberto Doniez

Data creazione: luglio 2000

Ultimo aggiornamento: dicembre 2008

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