Attenzione, però: non è una matita come tutte le altre... è un po' speciale. E' predisposta per disegnare soltanto scene "di morte", senza colore.
E da dove viene mai una matita così portentosa?
L'abbiamo costruita noi, nelle nostre fabbriche italiane, ed esportata ad un buon prezzo, di solito ad un paese in cui si vive la guerra. Magari è capitata in mano ad un bambino...
Poi ci siamo dimenticati di lei: quello che disegna disegna, non fa differenza... tanto non siamo noi che la usiamo... e ai nostri figli diamo i colori...
C'era un tempo in cui in Italia ne costruivamo tante di queste matite, soprattutto di un tipo particolare: si chiamavano mine antiuomo.
Le abbiamo sparse per il mondo e, dovunque sono, disegnano distruzione ancora a distanza di tanto tempo.
La produzione di mine antiuomo in Italia è stata messa al bando nel '97, ma le armi che produciamo sono ancora moltissime e delle più svariate tipologie...
Anche a tutte le altre "matite" MADE IN ITALY, però, la vita è stata resa difficile... da una legge.
La 185 del 1990, per più di un decennio, ha impedito (almeno in parte!) alla nostra industria bellica, di alimentare conflitti, specie nel sud del mondo, di approvvigionare dittatori, di armare stati che negano i diritti umani fondamentali.
È una norma che ricerca la trasparenza e la subordinazione degli interessi economici alla politica estera, alla costituzione e ad alcuni principi del diritto internazionale.
Insomma: conosciamo tutto il percorso che fanno le nostre armi e non le diamo in mano a chi, probabilmente, ne farà un cattivo uso.
Questo è stato negli ultimi 10 anni.
Se ricominciassero a disegnare la guerra e noi tornassimo ad esserne complici?
Oggi corriamo questo rischio.
Il nostro governo, assieme a gran parte dell'opposizione, vuole modificare la legge 185/90 in maniera sostanziale ed è in atto la discussione parlamentare sul nuovo disegno di legge (DdL 1927).
Se verrà approvato così com'è, il DdL allargherà le maglie alla "rete" della vecchia legge in modo da farne uscire indiscriminatamente molte più "matite" di prima.
Tali maglie si allargano tirando in ballo il fattore "coproduzioni".
Per capire di che si tratta (scusate l'excursus) dobbiamo ricordare quando, nel luglio del 2000, sei paesi europei (Italia, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Germania, Svezia) si mettevano d'accordo per facilitare la "ristrutturazione e le attività dell'industria europea della difesa": in poche parole volevano semplificare di molto l'export di materiale bellico prodotto nei sei paesi in questione (anche a mezzo di coproduzioni...).