ex-Italtel: parola ai lavoratori

Per inquadrare bene il problema che ha investito l' industria aquilana nell' ultimo periodo, sarebbe necessario iniziare parlando di globalizzazione o di crisi mondiale dell'economia, per arrivare dopo lunghe disquisizioni alla politica locale e alle amministrazioni delle aziende.
Senza dubbio sarebbe interessante analizzare con chiarezza tutti i fattori, locali e mondiali, che hanno contribuito alla crisi del polo elettronico aquilano per poter tirar fuori da questa accurata analisi delle valide proposte politiche.
Un lavoro di questo tipo sarebbe un punto di orgoglio per chiunque lo svolgesse, ma forse per il periodico "L'Albero" sarebbe un compito troppo ardito.
Lasciamo dunque l'oneroso incarico alla pur modesta politica locale sperando che, i personaggi vecchi e nuovi che si affacciano alle ormai imminenti elezioni, non facciano del problema "occupazione" un cavallo di Troia per adescare i voti di persone che onestamente si guadagnano la "pagnotta".
Noi, comunque, per abbracciare il problema, abbiamo scelto di incontrare le persone che con quel problema... ci "lavorano" insieme.
Purtroppo abbiamo potuto parlare solo con pochi, che però ci hanno dato un' idea chiara della situazione che stanno vivendo. Approfittiamo per ringraziare queste persone (di cui manterremo l'anonimato) per aver accolto le nostre interviste con molta disponibilità.
Di seguito vi esponiamo una sintesi delle lunghe chiacchierate che abbiamo fatto con loro.

La prima domanda che abbiamo rivolto ai nostri intervistati è stata di descriverci la situazione della fabbrica in questo momento.

Flextronics. "Il problema è che non abbiamo commesse. La Flex era subentrata alla Siemens con la quale aveva siglato un contratto che impegnava la Siemens a fornire lavoro per tre anni. Anche perché questa è una azienda che si occupa di manifatture, quindi non ha laboratori e centri di ricerca, lavora solo per conto terzi. Per questo il lavoro è legato alle richieste di mercato. Attualmente, dal momento che la Flex non ha commesse, il lavoro si è molto ridotto e noi siamo stati messi in cassa integrazione. I primi sintomi di crisi risalgono all'aprile 2001. La Flex è subentrata nel dicembre 2000 e all'inizio abbiamo avuto un carico di lavoro notevole ma ad aprile ci chiedevano di fare il ponte del 1 maggio e questo mostrò una realtà diversa da quella che si era prospettata all'inizío. Dai primi di maggio è subentrata la cassa integrazione, facevamo una settimana di lavoro e una no. In alcuni casi abbiamo lavorato anche qualche giorno in più rispetto a quelli previsti dal piano secondo il quale l'azienda dettava la realizzazione dei lavori... perché lavoro, comunque, ce n' è sempre stato, tranne il periodo di Natale in cui la fabbrica è rimasta chiusa."

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