Non potevamo evitare di chiedere un'opinione riguardo alla manifestazione tenutasi a L'Aquila il 25 gennaio scorso, quella che qualcuno ha descritto come una delle più grandi mai svoltesi nella nostra città.
"...quella manifestazione ha unito la protesta per il nostro problema con quella sull'articolo 18 ed ha indebolito molto l'attenzione che volevamo attirare sulla nostra situazione. Secondo me si poteva fare qualcosa di molto forte prima."
"Questa manifestazione è stata un po' travisata. I sindacati hanno unito questa manifestazione a quella di protesta per l'art. 18, quindi vi ha partecipato gente mossa da interessi diversi. La manifestazione è riuscita, c'era molta gente, però sono dell'idea che lo scopo dei sindacati fosse far riuscire lo sciopero regionale (art. 18) e non lo sciopero per il nostro problema specifico che è passato in secondo piano."
"Tutte belle parole, però i fatti finora non si sono visti. Ora ci resta solo aspettare la presentazione del piano industriale. Se va male... siamo messi molto male."
La rassegnazione e l'evidente precarietà lasciano ancora spazio alla speranza. Andrebbero però trovate nuove forze politiche ed amministrative per risollevare una situazione fortemente compromessa.
"Oggi si fa solo un discorso di mercato e forse ci si adegua all'idea che sia quest' ultimo a governare tutto, quindi, invece di andare in fondo al problema e cercare delle soluzioni, si risolve tutto attribuendo la colpa a questo. A mio avviso si doveva puntare molto sulla professionalità, sulla formazione, perché da noi si fanno soprattutto lavorazioni che richiedono un alto livello di professionalità."
"... politicamente non siamo mai stati molto forti. E' vero che oggi le aziende non hanno più un atteggiamento reverenziale verso la politica, in quanto all'azienda interessa solo produrre, ma un po' più di decisione anche da parte di rappresentanti politici, magari di un certo rilievo, non c'è stata, non ci sono state persone che hanno fatto la differenza."
"...l'atteggiamento generale di rassegnazione deriva soprattutto dal fatto che la maggioranza dei lavoratori ha alle spalle trent'anni di impiego all'interno dell'azienda, quindi, quando prevale esclusivamente la speranza di arrivare alla pensione, si innesca un meccanismo tale per cui ognuno egoisticamente inizia a pensare solo a se stesso; inoltre non c'è un gruppo di giovani abbastanza forte e numeroso. Quindi è inevitabile un sentimento di rassegnazione così diffuso."
a cuara di Rossella e Giuliano
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