Arte & Co.

Cari lettori de L'Albero ed instancabili fans di questa rubrica sempre più pazza, oggi vi saluto con grande piacere ed è con immensa gioia che mi accingo a presentarvi una creazione artistica senza pari, frutto del genio di uno dei più grandi registi della storia del cinema: il regista si chiama Akira Kurosawa ed il film "Dersu Uzala". Niente paura, il titolo prende spunto dal nome (nome e cognome per la precisione) del protagonista che ad essere corretti andrebbe pronunciato accentando le ultime vocali di entrambe le parole.
Kurosawa alla premiazione degli Oscar Kurosawa, come dicevo, è uno dei maggiori registi della storia del cinema, talmente grande che il primo film con cui Sergio Leone si è imposto alla ribalta internazionale ("Per un pugno di dollari") riprendeva "pari pari" una storia che Kurosawa aveva raccontato qualche anno prima, cambiandone semplicemente l'ambientazione storica e geografica. L'opera che vi presento è assolutamente da vedere e vivere assieme ai suoi protagonisti, è un film di avventura riflessivo e profondo che vi terrà incollati davanti allo schermo, facendovi vivere e riscoprire per circa due ore il puro valore dell'amicizia.
La storia si ispira a due libri di viaggio di Vladimir K. Arseniev: nel 1902 in una zona selvaggia lungo il fiume Ussuri ai confini con la Manciuria, Dersu Uzala, solitario cacciatore mongolo senza età né fissa dimora, incontra la piccola spedizione cartografica del capitano russo Arseniev con cui si lega di profonda amicizia e al quale salva la vita più volte. Nel 1907, nel loro secondo incontro, è il russo che salva la vita al vecchio cacciatore.

La pellicola ha ricevuto il primo premio al Festival di Mosca e l'Oscar nel 1976 come miglior film straniero; è un'opera in cui risalta un'intensa e lirica rappresentazione del rapporto tra uomo e natura. Dersu Uzala impersonato con eccezionale mimetismo da un attore non professionista mongolo che nella vita fa il musicologo, vive in armoniosa e religiosa simbiosi con la natura, parla col fuoco e gli animali, ma ha poco da spartire con il mito del "buon selvaggio".
In questo film Kurosawa si sofferma su due importanti "motori" della vita di ogni singolo individuo come l'amicizia e il rapporto dell'uomo con la natura. Partendo dall'occhio estremamente clinico del ricercatore, animato da spirito di conquista, il regista mostra l'inefficienza dell'uomo civilizzato, impotente davanti alle avversità della distesa siberiana. Dersu Uzala, invece, è a suo agio in un mondo in cui il fuoco e il vent

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