Così corri di qua, batti un chiodo di là, vai a comprare il pane per 1500 persone in città e tante altre attività (scusate le assonanze) è arrivata la prima ondata di profughi quando avevamo
montato soltanto sei tende, le uniche a nostra disposizione; le altre sarebbero arrivate di lì a poco. Avreste dovuto vedere quelle povere persone scendere dai camion della milizia
albanese (improvvisati pullman per l'occasione) tutte bianche a causa della polvere e sconcertate dalla visione di un campo inesistente e che per di più gli era stato prospettato già pronto.
Ci hanno mostrato di avere molto senso della gratitudine, anche se potrebbe sembrare umiliante ringraziare chi ci ha fatto la carità senza avergliela chiesta. A tal proposito vorrei raccontarvi un fatto: ho ricevuto un regalo da un amico. Niente di particolare, un bicchierino da liquori piene di caramelle austriache. Pensare che avevo dimenticato la gioia che suscitano simili gesti, forse perché ho dimenticato da dove vengono. Non sto facendo ironia, sto soltanto scoprendo cosa si cela dietro il velo dell'apparenza. Il mio amico si chiama Ismail (spero si scriva così) ed è uno dei tanti profughi kossovari che ho conosciuto in Albania. Tutta questa esperienza, però, mi ha regalato una grande cosa che spero di non perdere mai: la consapevolezza di essere fortunato. Nessuno mi ha detto che le primizie di cui godo le ho guadagnate! Eppure mi sono state affidate! Sento di non dover disdegnare delle situazioni che vivo e dei doni che
ricevo quotidianamente, perché sono importanti; e dovrei saperli valutare per rispetto di quelle persone cui vengono negati! Ho una famiglia che, con i suoi difetti, è stata importante per la mia crescita e lo è ancora; ho l'opportunità di studiare e non posso lasciarla passare, perché ho conosciuto ragazzi che soffrivano per la mancanza di istruzione e rivendicavano una cultura per identificarsi con il loro popolo. Potrei continuare ad enumerare le mie fortune fino ad esaurire le energie.
Alfredo