La vita di trincea, lo strazio per le creature prese nel cieco ingranaggio della distruzione, gli fanno trovare come per miracolo, tanta violenza, il senso della FRATERNITA' UMANA...
E' così che Giuseppe Ungaretti, uno dei più grandi poeti del Novecento, scopre la sua vocazione. Nel buio dell'esperienza della guerra, una luce interiore lo illumina, rendendolo consapevole della propria dimensione di uomo
("mi sono riconosciuto / una docile fibra / dell'universo"). Ungaretti " fa poesia della sua vita "...
..." e si mette in scena, fante-poeta, anzi uomo senza aggettivi di fronte a se stesso nella notte della guerra, nel silenziodelle veglie, nella desolazione delle macerie e sotto la volta infinita del cielo, alla ricerca del significato del proprio
esistere, della propria precarietà e transitorietà che balbettao grida poche parole essenziali. (...)
I battiti del cuore, i moti del sentimento, gli interrogativi fondamentali, poche parole pensate o a mala pena pronunciate: è questo, dice Ungaretti, che emerge dal buio della propria condizione e dal silenzio della pagina bianca ". (Salvatore Guglielmino).
Di discorsi critici sulla poesia di Ungaretti sono piene le antologie....
Sui banchi di scuola ho conosciuto il "poeta-letterato" Giuseppe Ungaretti: ne ho studiato la vita, la produzione letteraria, le analisi stilistiche sulle poesie.... ma l'Ungaretti di cui vi ho parlato (o meglio, accennato!), il "poeta-uomo", l'ho scoperto solo più tardi, leggendo una raccolta di sue poesie.....
E allora ho immaginato la guerra....la Prima Guerra Mondiale......
...ed ho pensato ad un uomo arruolatosi come volontario...che credeva di essere un soldato e si è scoperto poeta...: mi è sembrato quasi di vederlo quest'uomo, in mezzo ad una guerra, "armato" di un foglio e una penna, scrivere parole di pace, chiamare i soldati nemici..."FRATELLI"....
Lunella