Capita spesso ,ultimamente, di sentire in televisione delle storie un po' tristi, tipici prodotti dei cosidetti reality-show. Tra questi c'è uno schema che si ripete sempre uguale: due persone chattano in internet per un certo periodo , scambiandosi dapprima delle informazioni e vivendo poi qualcosa di più profondo. In seguito una di loro decide di incontrare l'altra, con la curiosità di sapere come è fatta, che voce ha, che cosa esprimono i suoi occhi...
E qui la sorpresa: si scopre che, nonostante le buone aspettative, la persona con cui ci si è confidati sinceramente è senza tabù, come non si fa nemmeno con una madre o un fratello (e della quale casomai ci si è pure innamorati) non ha fatto altro che dire bugie "protetta" dallo schermo del suo computer.
La delusione è amara: in questo caso il computer sebbene utile, oggi come oggi indispensabile, non facilita la vita umana, ma la complica e la offende perchè guasta ciò che di più profondo e intimo ci è rimasto: i sentimenti.
Eppure anche se il computer è il simbolo della modernità certe storie capitavano pure nel lontano - ma non troppo -medioevo.

Jaufré Rudel, poeta provenzale del XII secolo, si innamorò della principessa di Tripoli Melisenda, donna di straordinaria bellezza, senza averla mai vista, ma per aver prestato fede a ciò che lei si diceva.
Dopo mesi di viaggio per mare arrivò a Tripoli, ammalato gravemente, ma fece a tempo
vederla prima di morire tra le sue braccia.
Lei, colpita da un amore tanto incredibile decise di prendere i voti.
Una bella storia di amore a distanza senza la falsità del computer di mezzo e, soprattutto sincera!
Forse è il caso di riflettere.
Rimango dell' opinione che i rapporti umani vadano coltivati a tu per tu, guardandosi negli occhi, stringendosi le mani, sottraendo tempo al computer che -vale la pena ricordarlo
perché troppo spesso si dimentica- non può e non deve sostituire l' uomo in tutto.
PATRIZIA