Milioni e milioni di persone al mondo vivono con meno di un dollaro al giorno. Non vogliono battere nessun record e non hanno fatto voto di povertà. Ci voleva Jovanotti per risvegliare l'attenzione dell' Italia su una questione di interesse mondiale come quella della cancellazione del debito dei paesi poveri del Sud del mondo. Gli stessi paesi che le maestre, alla scuola elementare, ci hanno insegnato a definire "in via di sviluppo". Ora vorrei per un attimo concentrare la vostra attenzione su questo termine: sviluppo.
Quale sviluppo è possibile dove ciò che si produce e si guadagna a mala pena è sufficiente a coprire tassi di interesse sempre crescenti? A questo punto, per onestà, non sarebbe forse più corretto parlare di paesi "in via di regresso"?
No! Francamente non credo che si giungerà effettivamente a una situazione di regresso, ma questa posizione limite e pessimistica (assunta per
assurdo) può essere utile per renderci conto della gravità della situazione e dei rischi cui potremmo incorrere.
Dopo tutto riflettete bene: gli Europei nel corso della storia hanno compiuto un' azione letteralmente defraudante: tanto Spagna e Portogallo in America del Sud,
quanto più tardi Francia e Gran Bretagna in Africa. Dopo di che si sono sentiti così generosi da ristabilire ogni indipendenza e così buoni da concedergli dei prestiti per gestirsi da soli. E si, perché a questo punto l'Africa e l'America Latina non potevano più sostenersi autonomamente: ogni loro risorsa era stata ormai sfruttata dai colonizzatori. Tuttavia questi prestiti hanno avuto un' utilità poco più che
fittizia: la storia degli ultimi anni fino ad oggi stesso ce lo dimostra. Anzi no. Un' utilità l'hanno avuta: hanno portato somme di capitali dai paesi impoveriti alle casse degli stati europei. Ad ogni modo penso che, se quest' anno l'Europa ha la possibilità di fare una scelta moralmente e politicamente corretta non si lascerà sfuggire l'occasione.
Dopotutto la maturità di un uomo del 2000 dovrebbe essere
differente e maggiore rispetto al
passato, non a caso ci fanno studiare quei pesanti e noiosi libri il cui titolo comincia con "Storia...".
ALESSANDRO