La primavera nella poesia acquista diverse connotazioni a seconda delle diverse personalità poetiche che cercano di indagarne i sensi. Visto che è appena iniziata vi proponiamo due visioni diverse della stessa stagione, una di Umberto Saba, l'altra di Christina Rossetti.

Primavera

Primavera che a me non piaci, io voglio dire a te che di una strada l'angolo svoltando, il tuo presagio mi feriva come una lama. L'ombra ancor sottile di nudi rami sulla terra ancora nuda mi turba, quasi anch'io potessi dovessi rinascere. La tomba sembra insicura al tuo appressarsi, antica primavera, che più d'ogni stagione crudelmente risusciti ed uccidi.

Saba

Un'altra primavera

Se mai vedrò un'altra primavera non aspetterò i fiori dell'estate: avrò subito il croco, il mezereo rosso senza foglie, i bucaneve venati di gelo e, raffinatezza estrema le violette bianche o azzurre, la primula annidata tra le foglie: tutto quanto sboccia subito, non tardi.

Se mai vedrò un' altra primavera ascolterò gli uccelli diurni che fanno il nido, cantano e si accoppiano, non aspetterò l'usignolo solitario. Ascolterò le greggi feconde, le pecore con i bianchi agnelli, saprò riconoscere la musica nella grandine e in ogni vento che soffia.

Se mai vedrò un' altra primavera - pungente commento al mio passato tutto ridotto a un "se" - se mai vedrò un' altra primavera riderò oggi, l'oggi è così breve nulla aspetterò: userò l'oggi che non può durare, sarò contenta oggi e canterò.

Rossetti

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