E' realistico che una risposta governativa al "caso" degli striscioni non possa andare oltre il "manganello" o il "celerino" o al massimo a sanzioni disciplinari di tortuosa applicazione, ma è senz' altro auspicabile che una moderna democrazia riesca ad esprimere nei momenti piè vitali e ricreativi della vita dei propri cittadini se non vere e proprie manifestazioni, almeno stimoli e domande sul valore della dignità dell'uomo. Certamente anche striscioni come quelli accendono domande, però solo per lo spettatore attento e pensoso, per quello pronto a smettere di divertìrsi. E sono domande residuali: da quale miseria morale e sociale possono sorgere tali fenomeni? Quali sono i vuoti culturali che li favoriscono? Da quale visione della realtà nascono? Quanta solitudine coprono quelle folle? E ancora: chi sono i veri registi? Quali le possibili strumentalizzazioni politiche? Quanti gli interessi... "in campo"? Il mito racconta del
poeta Orfeo capace di ammansire le belve feroci con il canto, ma la realtà, si sa, è cosa diversa e neanche Pasolini o Leopardi con le loro poesie
avrebbero potuto fare altrettanto con gli striscioni delle Tigri; tuttalpiù queste sarebbero "morte" di risate.
Eppure è ragionevole pensare che la società pluralista e tollerante che stiamo formando in questi anni possa fondarsi su basi culturali rinnovate.
E' difficile dire che la carenza di sicuri riferimenti etici, universalmente condivisibili e, soprattutto universalmente vitali, che sembra disorientare la società contemporanea, sia dovuta ad una sua eccessiva velocità di trasformazione o sia invece strutturale ad essa; ma è certo che ogni sviluppo in questo senso presuppone il riferimento ad una determinata cultura.
E sarà poi vero che il computer più potente, capace di misurare con esattezza le dimensioni del pianeta, sia in grado di dare senso all'uomo di un solo granello di polvere?
PASQUALE