Un problema da risolvere

Un paganichese corre il rischio di essere espulso dal nostro paese! La ragione? Per una volta non è l'iter burocratico italiano ma quello mocedone a creare ostacoli. Raccontare nei minimi particolari la storia di Nazim, macedone di etnia albonese, vorrebbe dire capire ancor meglio le ragioni per le quali ha deciso di andar via dalla Macedonia, ma non basterebbe una risma di carta.
Chi è Nazim?
Abita a Paganica da tredici anni, ma le persone che lo conoscono non sono molte, a parte i suoi vicini del "colle", i colleghi di lavoro, e chi opera all'interno della parrocchia e della Caritas paganichese: questo perché da quando è arrivato in Italia, appena maggiorenne, non si è buttato in un bar al pari di suoi coetanei (di Paganica) ma ha sempre lavorato... e duramente! Le condizioni di vita nella ex-Jugoslavia sappiamo che hanno spinto molte persone a cercarne di migliori nella nostra nazione, ma sono stati gli ultimi conflitti a far prendere la decisione a Nazim di andar via senza aver svolto il servizio di leva: sarebbe stato altrimenti costretto a combattere contro la sua stessa etnia, poiché Macedonia e Albania erano allora in guerra tra loro. La comunicazione di espatrio è stata fatta da lui stesso, tanto che le autorità macedoni gli avevano rilasciato il passaporto; giunto a Paganica dove c'era già suo zio da molti anni, ha richiesto ed ottenuto un regolare permesso di soggiorno lavorativo. Per circa sei anni ha lavorato con "... la bonanima di Minicuccio all'ammazzatora sotto a Puntignò. Guadagnavo circa 800.000 lire al mese ed il lavoro era duro, ma spesso mi regalava qualche lira in più... mi ha dato tutto... anche vestiti, e se lavoravamo fino a tardi la sera insisteva perché dormissi lì invece di farmi tutta la strada a piedi di notte... era una persona dal cuore d'oro, buono con me, e quel posto era la sua vita. Morto lui è finito per me, ed è finita anche la voglia di continuare a lavorare in quel luogo, perché con il figlio di Cacio non sono riuscito ad avere lo stesso rapporto...".
Nazim dopo questa esperienza è stato assunto regolarmente dalla ditta "Ferella", fornitrice di impianti di illuminazione, dove è restato per sette anni, rinnovando regolarmente il permesso di soggiorno ad ogni scadenza.
" Lo stipendio era buono e, anche se i giorni lavorativi come da contratto erano cinque, non rifiutavo di fare straordinari, pur se la paga per quelle ore non era regolamentare...".
Munito di passaporto Nazim è tornato varie volte in Macedonia, dove si è sposato con Nazife nel 1993; dal matrimonio sono nati Enis e Denis che ha potuto portare in Italia solo nel 1998 insieme alla moglie, ottenendo il ricongiungimento familiare.
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