
Nel mese di novembre tre nostri amici, don Dante, Antonella e Giuliano, hanno trascorso quindici giorni nel Congo francese, Africa centro-occidentale, con capitale Brazzaville, ospitati dalle suore missionarie della Dottrina Cristiana che svolgono il loro servizio a Makoua, un villaggio della zona nord del paese. Abbiamo chiesto loro di raccontarci il viaggio e ci hanno spiegato che per descrivere le emozioni e i fatti dei quindici giorni di permanenza ci sarebbero voluti... "almeno quindici giorni!" Così abbiamo deciso di inserire in queste pagine solo delle brevi riflessioni, con la speranza che le loro testimonianze suscitino una discussione costruttiva sui problemi dei paesi poveri e, perché no, invoglino qualcuno ad andare a visitare una missione!
La prima cosa che ti viene in mente camminando per le strade di Brazzaville è: se non lo avessi visto non ci avrei mai creduto; dopo qualche secondo ti chiedi: perché? la terza cosa che non puoi fare a meno di pensare è: e io che cosa posso fare per cambiare questa realtà? Già realtà, anche se pensi che quello che stai osservando è fuori da ogni logica. Ti guardi attorno senza capire quali siano le dinamiche, che successivamente ti spiegano essere delle strategie ben precise, che fanno sì che ancora oggi tanti esseri umani debbano essere umiliati da altri esseri umani. E negli occhi di quelle creature vedi riflessa la tua coscienza che ti chiede di essere ascoltata e che ti costringe a fermarti, a pensare, a capire. Già, ma come faccio a spiegarti perché i due terzi della popolazione mondiale è costretta a vivere con un terzo delle risorse del nostro pianeta? Come posso farti capire l’angoscia e l’inquietudine che si provano nel vedere piccole anime innocenti che rovistano fra i mucchi della spazzatura in cerca di un tozzo di pane? E che dirti della vergogna che si prova davanti a tanta miseria per esserti lamentata un attimo prima di non essere riuscita a dormire, la notte precedente, per il caldo eccessivo?
Ti confesso che il primo pensiero che ho avuto quando sono arrivata nell’Africa tanto sognata è stato quello di fuggire, di tornare nella mia casa e alla mia vita, come se scappando avessi potuto dimenticare quello che avevo visto. Ma quando poi dormi di nuovo nel tuo letto ti rendi conto che ormai la tua coscienza non può più riposare tranquilla e che quello che hai vissuto in quei quindici giorni ha segnato per sempre la tua vita. L’unica cosa che in quei giorni riusciva a scaldarmi il cuore era il coraggio, la forza ed il sorriso delle suore missionarie che in quella terra senza legge e senza futuro hanno deciso di spendere la loro vita al servizio di chi non ha niente se non una dignità che in alcuni momenti è addirittura imbarazzante. E’ di questi giorni la notizia che di nuovo, laggiù, ci sono focolai di guerra e mai come in questo momento mi tornano in mente gli occhi dei bambini di
Makoua che chiedono soltanto una cosa: poter continuare a sperare.
Antonella
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