PAGANICA E LA STORIA

Alzi la mano chi conosce l'origine del nome Paganica! Tra quelli che non l'hanno alzata, ci sarei stata anch'io, se qualche settimana fa la mia curiosità non fosse stata più forte della pigrizia; così è cominciato il mio viaggio alla scoperta ...della mia ignoranza!
E sì, perché mi sono resa conto di conoscere ben poco del mio paese, del posto dove vivo da 19 anni. Così mi è venuto in mente che magari non sono l'unica a volerne sapere di più e allora : ecco la nostra nuova rubrica!
Dove ora sorge la chiesa di Santa Maria Assunta, si trovava secoli a.C. un tempio dedicato a Giove Paganico, e questa viene considerata la più antica origine del nome Paganica, anche se sussistono ulteriori congetture. La prima citazione di questo nome si trova in una iscrizione su di un cippo lapideo trovata presso il paese di Secinaro. L'iscrizione risale al primo secolo dopo Cristo e testimonia che Paganica era già fiorente. La nostra zona era nota anche perché nel circondario sorgeva la celebre città di Cutina, che fu espugnata nel III sec. a.C. dal console romano Giunio Bruto Sceva.
La descrizione della distruzione di questa città si trova addirittura in Tito Livio (nell'ottavo libro della sua opera "Ab urbe condita"). Al seguito dell'evento gli abitanti di quel centro, situato sul colle Cadicchio o Callicchio, si trasferirono nella pianura adiacente e popolarono il villaggio paganichese.
L'importanza del nostro paese nei secoli è testimoniata dalla presenza di numerosi nuclei gentilizi, come quello dei Bevilacqua e dei Camilli, entrambi estintosi nel diciottesimo secolo. Altre famiglie di origine paganichese furono anche i nobili Ciupzii, gli Egidio, un ramo dei Gualtieri, i Petroni ed i Manfredi, che furono degnamente rappresentati da insigni personalità nel campo della cultura, della religione e delle armi.
La vita di Paganica durante l'età repubblicana di Roma è documentata da due iscrizioni: la prima si trova all'ingresso centrale della Basilìca di S.Giustino e si riferisce ad un tal Licinacio, figlio di Caio, che era un "Praefectus Iure Dicundu", cioè amministrava la giustizia in Paganica; la seconda è un'iscrizione lapidea nella Villa Dragonetti di Paganica e riguarda la realizzazione di un'opera pubblica a cura dei "Magistres de Veci", cioè i magistrati dei Vichi o Paesi, ciò testimonia che Paganica aveva una propria magistratura. Per ora, sperando di non avervi annoiato, è tutto!
Nel prossimo numero ancora un po' di storia.
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