Il nostro angolo della posta ha riscosso il primo successo: vi proponiamo la lettera aperta di un nostro caro lettore

Paganica, 05 ottobre '99
ALLA REDAZIONE DEL GIORNALE "L' Albero"
P.zza della Concezione
Paganica (AQ)
Un saluto affettuoso a voi ragazzi che in maniera gratuita e grande spirito d'iniziativa avete dato vita a un bel giornalino, il quale arricchirà sicuramente il nostro amato paese.
Soprattutto un grazie per aver messo a disposizione uno spazio per noi cittadini, in cui ognuno è libero di esprimere giudizi, e perché no, dare anche delle buone idee.
Questa mia riflessione, è indirizzata su un tema molto delicato, quello del lavoro.
La Costituzione italiana sancisce nel suo primo articolo che:
"L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro".
La Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo proclama che:
"Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro e alla protezione contro la disoccupazione (art. 23)".
Oggi invece aprendo un giornale, a caso, in un giorno qualsiasi, ci rendiamo conto che questi diritti per molti rimangono soltanto pura astrattezza.
Il mondo dei giovani ha un rapporto molto stretto col mondo del lavoro. La vita di ogni ragazzo è influenzata notevolmente dalla situazione lavorativa dei suoi genitori, se questi sono disoccupati, se il rapporto di lavoro del padre o della madre subisce delle variazioni (licenziamento diminuzione della paga, etc.), immediatamente tutto questo si riflette sulla sua serenità e quella della sua famiglia, sulle possibìlità o sulla tranquillità di studio del giovane, sul tempo che i genitori hanno da dedicare al figlio. Un genitore senza lavoro non è solo un uomo preoccupato del futuro economico della famiglia, è anche un uomo privato della sua capacità di dimostrare agli altri di saper essere utile. Con il mutare delle sue abitudini muta il suo carattere, muta il suo rapporto con gli altri, anche con chi ama.
La conquista della democrazia non è che la conquista progressiva della sovranità del popolo. Difendere la democrazia significa quindi difendere in concreto i diritti delle masse lavoratrici, che vedono nel lavoro la loro presenza, la loro autorità, la loro forza.
E' compito quindi della classe politica, eletta dal popolo, affrontare in primis i problemi del mondo del lavoro, del lavoro di nostro padre, del nostro fratello, del lavoro nostro di domani, del lavoro come diritto e come dovere.
Se non sono in grado di farlo è una sconfitta per tutti noi ma soprattutto per la democrazia.

Domenico Leone

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