Manca ormai meno di un mese alle prossime elezioni amministrative e ci è sembrato opportuno e doveroso, come redazione di questo periodico, fare delle considerazioni in merito al modo di fare politica.Bene. La democrazia si regge sul confronto delle idee, di pensieri e di ideologie diverse e proprio questo confronto porta a una buona gestione della cosa pubblica. Il voto è un dovere e, solo adempiendo a questo dovere, noi siamo rappresentati contribuendo alla gestione della macchina amministrativa e facendo sì che questa non sia prerogativa solo di pochi. Il voto è dunque lo strumento attraverso cui ognuno di noi decide di far prevalere uno stile e un ideale piuttosto che un altro. La conclusione di quanto detto finora è chiara: nessuno il 26 Maggio dovrebbe sentirsi in diritto di andare al mare!!
L'affievolirsi degli ideali ha portato al degrado della struttura partito come luogo di formazione e di coscientizzazione politica e contemporaneamente ha favorito l'avanzamento di alcune personalità nuove, così che il partito non si fonda più su degli ideali, ma dipende completamente dalle idee dei suoi leader.
In questo scenario i giovani, e non solo, hanno perso, e vanno perdendo, la fiducia verso la politica e verso le istituzioni. Sicuramente questa condizione fa comodo a chi ha in mano il potere che può agire incondizionatamente senza fare riferimento ad una ideologia morta (per omissione di soccorso volontaria!) o a elettori distratti e indifferenti.
Il momento cruciale per ogni partito rimane quello di preparare le liste elettorali. Basta guardarsi in giro per capire che i tempi sono cambiati e che da una logica partitica si è passati a una logica di mercato. Prima, una commissione interna al partito sceglieva tra i tesserati le persone da candidare. Oggi i "soliti" nella veste del partito cercano di accaparrarsi nomi noti e esponenti di famiglie numerose, disinteressandosi delle ideologie di tali persone ma basandosi solamente sul bagaglio di voti che questo o quel candidato può portare al partito. Poi per condire e riempire qualche buco si cerca qualche giovane di buona famiglia in modo da mostrare che il partito in questione è un partito attivo e di giovani.
Finita la fase di "calcio-mercato" comincia "l'era delle mie promesse e delle false promesse degli altri": la campagna elettorale. Infatti da tempo ai programmi si è sostituito: "le loro sono solo promesse! Votate per me e avrete…… ( Lo giuro!)".
E già: DARE --> AVERE !!