In questa pagina vi proponiamo un articolo apparso in un periodico di "contro-informazione" e pertanto dalla testata poco nota: "Guerre & Pace". È interessante notare quante cose vengono taciute dalla stampa ufficiale dei quotidiani e della televisione.
Patrizia
E così la guerra permanente allarga i suoi orizzonti.
Da una parte la vicenda afgana non è certamente archiviata: mentre la popolazione civile continua a soffrire le conseguenze di oltre vent'anni di guerre, aggravate dagli ultimi bombardamenti degli Stati Uniti e dei loro alleati, le truppe di interposizione, tra le quali anche il contingente italiano, svolgono quotidianamente la loro funzione di mantenimento dell'ordine. Quell'ordine voluto dall'esterno e che non sembra ancora aver preso piede nel paese.
Nelle scorse settimane si sono infatti riaccesi gli scontri tra le varie fazioni dei signori della guerra al governo in Afghanistan, fino all'uccisione del ministro dei trasporti. Allo stesso tempo i soldati inglesi hanno sparato e ucciso un civile in circostanze poco chiare, confermando il loro ruolo di truppe di occupazione nella nuova forma globale.
Dall'altra parte si sta spostando verso altri orizzonti e altri obbiettivi. Oltre all'asse del male, di cui ha parlato Bush (Iraq, Iran e Corea del Nord, obbiettivi non nuovi per la politica estera USA, anche se Clinton aveva cercato un approccio più pragmatico con il presidente Khatami e con la Corea del Nord), già le già le truppe statunitensi si sono presentate nelle Filippine, uno dei possibili prossimi territori in cui si combatterà la guerra infinita.
Si conferma così che l'intenzione della presidenza Bush, dopo l'11 Settembre è di portare a fondo la strategia di intervento e di presenza esterna, con un ruolo egemone e di avanguardia della Forze Armate USA, e un accordo sostanziale con gli altri paesi della Nato e non solo, anche se in ordine sparso e compiti di supporto e sostegno alle azioni degli Stati Uniti.
Si conferma anche l'analisi di chi vede la nuova geografia dei conflitti sovrapporsi a quella dei punti di frizione fra le varie potenze e, soprattutto, a quella dei punti critici di controllo delle risorse e del loro flusso.
Ma c'è chi la guerra permanente la vive da decenni, e in questa fase subisce una pressione militare sempre più intollerabile: è il caso della popolazione palestinese nei territori sempre più occupati di Cisgiordania e Gaza. Com'era prevedibile, dopo un primo momento di freno dovuto alla necessità degli Stati Uniti di stabilire un rapporto più fluido con i paesi arabi, in vista dell'attacco all'Afghanistan, il criminale di guerra Ariel Sharon ha avuto mano libera per portare in profondità la sua strategia di assedio al popolo e alla leadership palestinesi.