Il 1° febbraio è uscito il nuovo disco di Jovanotti. Ce ne siamo accorti tutti dal momento che la radio ci ha bombardato per un po' con il ritornello: "salvami, salvati...". Dopo di che, pare sia terminato il fenomeno Jovanotti anche per quest'anno. La realtà è solo che le emittenti radiofoniche hanno smesso di ripeterci quel ritornello. Forse, tra un po', cominceranno con un altro, preso dallo stesso album, che dovrà essere altrettanto orecchiabile per garantire un certo successo di pubblico e vendere "qualche" copia in più.
In realtà, ad ascoltare l'album intero (che si chiama "Il quinto mondo"), ci si trova molto di più di un paio di ritornelli orecchiabili. Innanzi tutto c'è l'impegno sociale che negli ultimi anni ha spesso caratterizzato questo cantante. Non si tratta di retorica o di vuota contestazione; è piuttosto un riportare situazioni di ingiustizia che veramente esistono nel mondo, ma i telegiornali non ne parlano perché ormai non fanno più notizia. Quasi come conseguenza diretta di questa denuncia, Jovanotti ci propone una soluzione: L'amore, in ogni senso. Anzi, soprattutto in senso "universale" cioè che investe tutti gli uomini, che porta al rispetto reciproco tra i popoli, tra le classi sociali, tra gli uomini e l'ambiente.
Ma non ci sono solo parole in questo disco. Ci sono anche tanta musica e tanti suoni. La voce è la solita: un po' stonata e che dice quello che vuole dire. Anche il basso di Saturnino, la batteria di Pier Foschi e le percussioni di Ernesticco sono quelli che conosciamo: perfetta fusione tra funky e ritmi latini. Per il resto, il disco ci riserva qualche piccola sorpresa: cori femminili, pianoforte, arrangiamenti d'archi e fiati.
Insomma, una buona ricetta da ascoltare con una certa attenzione e per intero, evitando la superficialità della "hit radiofonica".
p.n.